L'udienza è in programma per martedì al tribunale di Perugia (foto F. Troccoli)

di Francesca Marruco

Un incidente probatorio per evitare che la persona offesa «possa subire minacce da parte dell’indagato affinché non deponga, o comunque deponga il falso». E’ questo uno dei motivi che hanno portato il sostituto procuratore Massimo Casucci a chiedere  la deposizione della donna che dice di essere stata violentata in carcere dall’agente della polizia penitenziaria Raffaele Argirò. Lo stesso di cui aveva parlato anche Amanda Knox dopo la sua assoluzione.

Amanda e l’agente La giovane americana diceva che quell’uomo le faceva domande sulla sua vita sessuale. La donna che martedì deporrà davanti al gip Luca Semeraro invece lo accusa di averla costretta a 20 rapporti sessuali in meno di un mese. Rapporti sessuali completi, rapporti orali e  molestie avvenute nella cella del carcere di Capanne di Perugia in cui era reclusa con l’accusa di tentato omicidio, porto abusivo e ricettazione di arma.

La denuncia Dopo essere stata assolta ed essere uscita di prigione, la vigilessa di Milano non lo ha denunciato subito. Lo ha fatto solo dopo che Amanda Knox lo aveva tirato in ballo. I fatti per cui si indaga infatti sono accaduti tra il dicembre 2006 e il gennaio del 2007. E li ricostruisce dettagliatamente il pubblico ministero nel capo d’imputazione.

Il capo d’imputazione «Nell’assenza temporanea del personale penitenziario in servizio presso il primo piano della sezione detentiva – si legge infatti –  e facendosi in plurime occasioni aprire il cancello della cella, costringeva o comunque induceva la stessa – in stato di soggezione psicologica derivante dallo stato di depressione sofferto a seguito della carcerazione, dall’assunzione di psicofarmaci in dosi rilevanti e anche superiori a quanto prescritto, e dal ruolo rivestito dall’Argirò, che l’aveva indotta a ritenere che un suo rifiuto avrebbe potuto determinare effetti pregiudizievoli sulla sua condizione di indagata in stato di detenzione e di madre di una bambina di sette anni –  a compiere atti sessuali anche ripetendole spesso che “si doveva comportare bene”».

Gli episodi Il capo d’imputazione ripercorre quanto, secondo quanto sostenuto dalla donna, sarebbe accaduto in neanche un mese: « in una prima occasione, palpandole repentinamente il fondoschiena stringendola a sé e baciandola. In una seconda occasione, palpandole il seno, mettendole una mano tra le cosce e poi abbassandole i pantaloni e gli slip masturbandola violentemente. Ripetendo tali condotte per vari giorni, fino a entrare nella cella, spingendola di schiena contro il muro, abbassandole i pantaloni della tuta e penetrandola fino al raggiungimento del piacere sessuale. Reiterando tali rapporti completi nei giorni successivi. In una occasione promettendole che si sarebbe interessato per sapere delle condizioni della di lei figlia di sette anni, la costringeva ad un rapporto orale, fino a raggiungere l’eiaculazione. Continuando a costringerla a rapporti vaginali completi ( complessivamente una decina d’occasioni) sempre dentro la cella, della durata di pochi minuti in cui poteva approfittare dell’assenza del personale di guardia».

Parole importanti Adesso quella donna, che dice di aver trovato il coraggio di denunciare solo dopo le parole di Amanda Knox, potrebbe incontrare di nuovo gli occhi di quello che, secondo il suo racocnto, sarebbe stato il suo aguzzino. L’ex detenuta verrà sottoposta ad un fuoco incrociato di domande da parte di pubblico ministero, giudice e anche la difesa dell’indagato, assunta dall’avvocato Daniela Paccoi. Tutto quello che la donna dirà, diventerà poi una prova in un eventuale processo.

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2 replies on “Perugia, agente della penitenziaria indagato per stupro: l’ex detenuta che lo accusa davanti al gip”

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