di Francesca Marruco

C’è un video agghiacciante che la polizia ha mostrato martedì mattina in conferenza stampa per illustrare i risultati di un’indagine. Si vedono due uomini col volto travisato entrare nel porticato di una casa isolata. Ne escono neanche un minuto dopo evidentemente senza aver messo a punto il colpo. Secondo dopo usciranno dallo stesso portico due ragazzini: un bambino e un adolescente. E’ stato anche per questo video, e per il fatto che gli albanesi avevano rubato anche una pistola che i poliziotti della squadra mobile di Perugia hanno fermato e bloccato una banda di ladri che era venuta in Umbria da pochi giorni per compiere quanti più furti possibile.

Massimizzare il tempo disponibile Si perché la nuova modalità che le forze dell’ordine stanno riscontrando con sempre maggiore incidenza, è quella di bande che si spostano da una parte all’altra dell’Italia, stanno pochi giorni, e in quei pochi giorni mettono a segno tantissimi furti. La banda sgominata dalla mobile ne ha fatti 60 in tre giorni. Secondo quanto riferito dal capo della squadra mobile Marco Chiacchiera e da Roberto Roscioli, che insieme ai ragazzi della sezione criminalità diffusa e a Simone Albini, Gianluca Laurenzi e Simone Ragni hanno messo un punto al bottino criminale in Umbria, tre albanesi sono arrivati dalla Campania per razziare quante più case possibile.

Natale più sereno «Siamo convinti – ha detto il questore Carmelo Gugliotta commentando l’operazione Merry Christmas – che l’aver bloccato questa banda potrà aiutare tutti i cittadini a passare un Natale più sereno». Le indagini sono partite sulla scia dei tantissimi furti che si sono registrati in Umbria a partire dalla fine di ottobre. E gli uomini della mobile individuano un albanese, una sorta di «catalizzatore» che fa da basista e che organizza l’arrivo e la permanenza di questi gruppi che di volta in volta arrivano. Un albanese che ormai vive qui da molti anni e aveva degli appartamenti a disposizione a Ponte San Giovanni.

Chiusi per non farsi vedere Secondo quanto hanno potuto verificare gli agenti con riprese fatte prima degli arresti, i tre arrivati dalla Campania, vivevano praticamente da reclusi nell’appartamento che avevano a disposizione per non rischiare che qualcuno magari li riconoscesse. Non uscivano neanche per mangiare, ai loro pasti a domicilio provvedeva l’albanese di Ponte San Giovanni, che alla banda faceva anche da autista con una macchina pulita. Poi intorno alle 16 e fino alle 4-5 della mattina, con una pausa di qualche ora per mangiare iniziavano il loro giro impressionante di furti.

Razzia I quattro hanno passato al setaccio le zone di Deruta, Torgiano, Collestrada e poi Resina, Pierantonio, Umbertide, Montone e Città di Castello anche con sconfinamenti in Toscana e Marche. Ad un certo punto però, purtroppo per loro, la polizia li ha intercettati e, dopo un inseguimento con tanto di speronamento, sono riusciti ad arrestare uno degli albanesi. Gli altri invece erano scappati. Per qualche giorno il basista resta a guardare e cerca di non dare nell’occhio, poi si riorganizza e dalla Campania arriva questa nuova batteria, adesso decapitata dalla mobile.

Blitz I poliziotti gli stavano dietro perché volevano raccogliere quante più prove possibile della loro colpevolezza per assicurarsi e assicurargli un futuro in carcere, ma quando venerdì scorso hanno rubato anche una pistola, tra gli agenti e il magistrato che ha coordinato l’indagine Massimo Casucci si è diffusa la preoccupazione che magari in un successivo assalto potesse finire in modo tragico. Di lì la decisione del blitz. Sabato mattina i poliziotti hanno fatto irruzione nei due appartamenti che la banda aveva a disposizione e hanno effettuato quattro fermi per furto plurimo aggravato.

Refurtiva in questura Nelle loro case i poliziotti hanno trovato circa 200 mila euro di refurtiva. Di ogni tipo: tre auto di grossa cilindrata, tv a schermo piatto, occhiali da sole, orologi, gioielli, contanti, giubbotti, documenti di persone defunte. Veramente di tutto. Se qualcuno dovesse riconoscere oggetti propri può chiamare in questura per tornare in possesso del suo bene sottratto

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