Il Comune di Passignano (foto F.Troccoli)

di En.Ber. 

Assolta da tutte le accuse la dipendente del Comune di Passignano sul Trasimeno, Francesca Del Giacco, 59 anni, finita sotto processo con l’accusa di essersi allontanata dall’ufficio per raggiungere centri commerciali, ipermercati e casa sua durante l’orario di lavoro. I fatti risalgono alla primavera del 2015. Le piazzarono un rilevatore Gps nell’utilitaria, gli investigatori andarono a prendere i filmati delle telecamere di un negozio per dimostrare che contrariamente a quanto indicava il badge a quell’ora Del Giacco non stava lavorando, le contestarono «timbrature illecite» e un «ingiusto vantaggio» di 532 euro. Le indagini. Le voci in paese. Il processo.

Assoluzione L’ipotetica truffa ipotizzata dalla Procura, che in cinque pagine di capo d’imputazione contestava 26 episodi di minuti rosicchiati all’ufficio, secondo il giudice Carla Maria Giangamboni «non costituisce reato». Assolta. Assolta, invece, questa volta per «non aver commesso il fatto», per quanto riguarda le attestazioni di falsa presenza al lavoro e la presunta truffa informatica. Nel corso delle sette o otto udienze che si sono celebrate nel Palazzo di Giustizia di Perugia sono stati sentiti come testimoni alcuni dipendenti dell’Ente e il segretario comunale, insieme agli ex sindaci Claudio Bellaveglia ed Ermanno Rossi, in carica nel 2015. In questa vicenda il Comune è stato coerente: la donna non è mai stata sospesa dal servizio e l’Ente non si è mai costituito parte civile contro di lei. Con una sentenza così la scelta può sembrare perfino lungimirante. «Sono felice – le parole dell’avvocato Alessandro Vesi – per una donna che con grande onestà ha servito il Comune di Passignano da diversi decenni».

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