Polizia in azione. Foto Fabrizio Troccoli

di Enzo Beretta

Fermato dalla polizia a Perugia un tunisino di 26 anni ritenuto responsabile di aver venduto la dose mortale di droga che un paio di settimane fa ha provocato la morte di un 18enne a Chiusi in provincia di Siena. Secondo quanto si apprende dalla polizia Marouen Toujani, bloccato dalla squadra mobile nei giorni scorsi in via Cortonese, nel 2012 è stato indagato anche come responsabile del decesso di altre tre persone, sempre per overdose.

Intercettazioni e appostamenti L’indagine che ha portato alla cattura del maghrebino è stata portata avanti dagli agenti del commissariato di Chiusi-Chianciano Terme in collaborazione con i colleghi della squadra mobile di Perugia (diretta dal vicequestore Virgilio Russo). Nel corso dell’inchiesta scaturita dalla morte del 18enne romeno nell’appartamento di via Oslavia sono state svolte intercettazioni telefoniche, appostamenti e interrogatori. La cessione di droga è avvenuta a Perugia.

«La morte si poteva evitare» Il pm Mario Formisano ha spiegato che la morte del 18enne era «prevedibile ed evitabile considerata la scarsa qualità dello stupefacente e la sua composizione». In overdose, fortunatamente non letale, il 29 giugno c’è finita anche la fidanzata.

In carcere Al momento della cattura lo spacciatore aveva in bocca alcune dosi di eroina pronte per essere vendute. Ora è in carcere a Capanne a disposizione dell’autorità giudiziaria. Il fermo non è stato convalidato dal gip Valerio D’Andria ma è stata comunque disposta la misura cautelare in cella. In relazione ai fatti di sei anni fa una nota ufficiale del commissariato di Chiusi spiega che l’indagato è «stato ritenuto in passato responsabile anche della morte di altre tre persone per overdose avvenute nel 2012».

L’ordinanza: «E’ disoccupato ma spaccia nonostante le condanne» «Sussiste – scrive D’Andria – il pericolo che l’indagato commetta altri rati della stessa specie in quanto le sue capacità delinquenziali risultano chiaramente insieme ai suoi precedenti penali e di polizia. Egli è disoccupato e ha continuato senza soluzione di continuità l’attività di spaccio da anni nonostante i provvedimenti cautelari definitivi a suo carico. E’, dunque – prosegue il gip – elevatissimo il pericolo che egli reiteri le condotte. Toujani, avvalendosi anche di altri complici che lo aiutano nell’attività di spaccio, con alta probabilità reitererebbe i comportamenti».

La versione difensiva Spiega il difensore del tunisino, l’avvocato Vincenzo Bochicchio: «Vedremo se la gravità indiziaria riguardo la morte del 18enne terrà anche dinanzi al Riesame. Per i fatti del 2012 fu proprio il Riesame ad annullare la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza sulle tre morti. Alla fine il mio cliente è stato condannato per le cessioni di droga ma non per le overdose mortali».

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