I tre presunti assassini di Luca Rosi

di Francesca Marruco

Insieme alla pistola che potrebbe aver ucciso Luca Rosi, avvolta in una maglietta e nascosta insieme ad una scacciacani nella campagna tra Ramazzano e Resina c’erano anche un paio di guanti e una sorta di passamontagna, un cappelli di lana ritagliato all’altezza degli occhi. Due oggetti, che, insieme alle pistole, sono stati repertati e inviati al Ris di Roma per essere analizzati. In quegli indumenti infatti potrebbe esserci del Dna di uno degli assassini.

Microtracce Potrebbero esserci microtracce importantissime. Magari della saliva sul passamontagna. Due oggetti, quelli ritrovati nel campo di Resina, che potrebbero rivelarsi utilissimi per un’indagine che ha già messo dei solidi paletti in vista di un processo contro i tre rumeni arrestati per l’omicidio del bancario 38enne Luca Rosi, ammazzato barbaramente durante la rapina nella casa del padre Bruno il due marzo scorso. Le pistole, una delle quali è risultata essere quella rubata a Sergio Papa, e gli indumenti sono stati trovati mercoledì scorso da un cercatore di asparagi che per caso ha notato qualcosa dietro quell’albero lungo una stradina sterrata. La stessa stradina sterrata che i banditi assassini hanno fatto la notte dell’omicidio dopo aver abbandonato la Golf di Luca non lontano da quel punto.

Le due auto Non è ancora chiaro se dopo aver lasciato la Golf di Luca abbiano proseguito a piedi o con un’altra automobile, magari proprio la Citroen Picasso di Bianca, la donna dello spietato Ghiorghita  che ha riferito come la mattina seguente all’omicidio l’ha ritrovata parcheggiata in un punto diverso da dove l’aveva lasciata lei. E come in casa sua, sul suo divano letto, oltre a Ghiorghita, ci fossero Aurel Rosu e Dorel Gheorghita.

Dorel in Italia presto Quest’ultimo, arrestato  lunedì mattina in Romania, arriverà in Italia a breve, ma non è ancora chiaro quando precisamente. I vari reparti dei carabinieri del comando provinciale di Perugia stanno lavorando per accelerare il suo rientro. A riguardo di Gheorghita, si apre un piccolo giallo sulla residenza: indicata nell’ordinanza del gip in Serravalle Scrivia (Al), il sindaco Antonio Molinari smentisce: «la notizia – scrive – non ha alcun riscontro ed è quindi priva di ogni fondamento. Da un controllo effettuato sia dai registri della popolazione residente che da quelli svolti quotidianamente dalle Forze di Polizia presenti sul territorio di questo Comune non emerge mai ne’il nome e neppure traccia di questa persona».

Catalin chiede la scarcerazione Ghiorghita e Rosu non hanno avanzato alcuna richiesta tramite il loro legale nominato d’ufficio Maria Antonietta Salis. Chi invece chiede al Riesame di tornare libero o ai domiciliari è Catalin Simionescu, il rumeno fermato per primo dai carabinieri del comando provinciale di Perugia. Il basista della rapina con stupro di Pietramelina. Il giovane che la sera del colpo ha accompagnato i rapinatori in casa di Papa, poi è andato ad aspettare che lui uscisse dal ristorante con l’incasso e lo ha seguito. Lo ha confessato al gip Luca Semeraro in sede di convalida del fermo. Adesso il suo avvocato Giulio Cherubini chiede che torni in libertà perché non ci sono gravi indizi contro di lui. Forse non avrà stuprato o ammazzato in prima persona. Ma sapeva cosa poteva accadere. Sapeva cosa i suoi complici potevano fare. E ha indicato lui la casa da depredare.

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