di Francesca Marruco
A poco più di un anno dalla tragica notte in cui Luca Rosi venne brutalmente ucciso a colpi di pistola da tre rumeni fatti di cocaina in cerca dei soldi della sua famiglia, gli assassini compariranno davanti ad un giudice per l’udienza preliminare, fissata per il sei marzo prossimo.
L’udienza Iulian Ghiorghita, Aurel Rosu, Dorel Gheorghita e Catalin SImionescu compariranno dunque davanti al gup Lidia Brutti con una sfilza di accuse che pendono sulle loro teste. Si perché la temibile banda di rapinatori rumeni, oltre a rendersi responsabile dell’omicidio del povero bancario Luca Rosi, aveva anche messo a segno un’altra rapina particolarmente efferata in cui una donna di circa 50 anni era stata violentata da uno di loro.
Le accuse Cinque pagine di contestazioni che i pubblici ministeri Antonella Duchini, Mario Formisano e Giuseppe Petrazzini, hanno messo insieme dopo le indagini dei carabinieri di Perugia. Cinque pagine di reati per ripercorrere quei due mesi, la rapina Papa avvenne i primi di febbraio, mentre quella Rosi il due di marzo, in cui l’intera comunità di Perugia era piombata nel panico per delitti tanto barbari ed efferati.
I reati tre pubblici ministeri titolari delle tre indagini ai quattro rumeni contestano una sfilza di cose: dall’associazione a delinquere finalizzata alle rapine, all’omicidio volontario aggravato, alla violenza sessuale, al porto abusivo d’armi. Le rapine che gli vengono contestate sono quella a casa Rosi a Ramazzano, quella in casa Papa a Pietramelina, quella in casa Zandonai a Casa del Diavolo e quella tentata a Torgiano in casa Barcaccia.
Gli arresti Ghiorghita e Rosu erano stati arrestati il 16 marzo scorso a Gorizia. Bloccati dai militari del nucleo investigativo e del ros di Perugia su un furgone mentre rientravano in Italia. Forse, è emerso dalle intercettazioni, tornavano per far sparire tracce importanti: le pistole, i guanti e il passamontagna usati quella sera, poi recuperati dai carabinieri. Gheorghita invece era stato arrestato in Romania con un mandato di cattura internazionale e poi estradato in Italia.
Le donne Contro di loro avevano inizialmente parlato le due donne Bianca e Alina. Dopo essere stata fermata all’aeroporto di Fiumicino in procinto di prendere un volo per la Romania, aveva confessato anche di aver sentito Aurel rimproverare Iulian per aver «ammazzato per niente» il giovane bancario. Era stata invece Alina Agache, un’altra connazionale degli arrestati a raccogliere la confessione di Iulian Ghiorghita e a riferirla agli inquirenti. Era stata lei ad ospitarli in casa sua prima che fuggissero in Romania, e un giorno, mentre guardavano un servizio televisivo sull’omicidio di Ramazzano, lei glielo chiese direttamente. E Iulian disse «Si siamo stati noi».
Le tappe Poi aveva confessato Rosu e a seguire anche Gheorghita. I tre sono difesi dagli avvocati Alessandro Ricci, Maria Antonietta Salis e Michele Maria Amici. Probabile che qualcuno, per sperare in uno sconto di pena, chieda il rito abbreviato.
