di Fra. Mar.
Adesso, il fine pena mai per il commando formato da quattro rumeni che il 2 marzo del 2012 uccisero il bancario perugino Luca Rosi, è diventato definitivo. Lo ha deciso la Corte di Cassazione respingendo i ricorsi dei legali di Iulian Ghiorghita, Aurel Rosu, Dorel Gheorghita, e Catalin Simionescu e non ascoltando la richiesta del procuratore generale che aveva chiesto l’annullamento con rinvio per la condanna di concorso in omicidio di Simionescu.
Familiari soddisfatti Soddisfazione da parte della famiglia Rosi e dei legali di parte civile Valeriano Tascini, Silvia Egidi e Luciano Ghirga. In particolare, i genitori del giovane ucciso e la sorella, hanno accolto con un sospiro di sollievo il niet ad un annullamento della sentenza di condanna del basista Simionescu. Contro le loro condanne avevano invece fatto appello i legali Alessandro Ricci e Vincenzo Maccarone.
Tre ergastoli Tre ergastoli dunque per Iulian Ghiorghita, per Aurel Rosu e per Dorel Gheorghita. Perché il primo gli ha sparato contro con la pistola che la banda aveva rapinato a casa di Sergio Papa un mese prima, dopo aver stuprato la suocera. Il secondo perché, nonostante nelle mani impugnasse una pistola che poteva sparare solo a salve, gli ha sparato contro con ugualmente. Il terzo, che agli inquirenti raccontò di essere venuto in Italia per comprare dei vestitini per il battesimo del figlio, perché lo ha preso a cazzotti in faccia mentre era morente per i colpi di pistola ricevuti.
Ammazzare per niente I tre ladri avevano «ammazzato per niente», come disse Aurel Rosu a Iulian Ghiorghita in un parco di Ponte San Giovanni prima di scappare in Romania per cercare di sottrarsi alla giustizia italiana. Furono i carabinieri del Comando provinciale di Perugia a scovarli e attenderli al loro rientro in Italia per mettergli le manette ai polsi. Un’indagine lampo quella dei carabinieri del Reparto Operativo e del Ros di Perugia, che permise di arrestare gli assassini in meno di quindici giorni.
