di Francesca Marruco

«Antonio Procopio, in occasione del ritrovamento del cadavere di un calabrese trovato a Ponte Felcino mi diceva che era stato l’autore affermando testualemnte ‘in questo c’è il mio zampino’, mi diceva che i carabinieri non avevano capito niente perché l’esecutore dell’omicidio era stato Gregorio e lui stesso aveva aveva fatto scomparire l’arma.. mi spiegava che l’omicidio era stato necessario per problemi legati ad una partita di stupefacente arrivata dalla calabria e c’erano stati dei problemi di spartizione del territorio». A raccontarlo al sostituto procuratore Gemma Miliani fu Luciana Marca nel marzo del 2014, nell’ambito dell’inchiesta scaturita dagli spari contro le vetrine dei negozi di Ponte Felcino. Così dopo dieci anni dall’omicidio di Roberto Provenzano, per cui è già stato assolto due volte Gregorio Procopio, emergono nuovi importantissimi elementi che permettono alla magistratura di riconsiderare tutto. La donna, insieme al compagno Giuseppe Mastrototaro sono entrati nel programma di protezione testimoni, dopo aver rivelato tutto quello che sapevano alla magistratura.

INTERCETTAZIONE: LA PIANIFICAZIONE DELL’OMICIDIO PROVENZANO

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I ruoli Con queste dichiarazioni dunque, e con molte altre agli atti, i pm Miliani e Petrazzini, il secondo titolare dell’inchiesta sull’omicidio, hanno svolto nuovi accertamenti, e, grazie anche alle nuove tecniche di filtraggio delle intercettazioni, sono stati in grado di ricostruire il quadro completo in cui maturò lìomicidio di Provenzano. L’esecutore resta sempre Gregorio Procopio – su cui tra l’altro il 20 gennaio prossimo dovrà pronunciarsi la Cassazione che valuterà tra i motivi aggiunti presentati dalla procura anche le intercettazioni ripulite che disegnano scenari decisamente univoci – e oltre a lui, ci sarebbero stati il cugino Antonio Procopio ( responsabile degli spari contro le vetrine dei bnegozi di Ponte Felcino), l’albanese Guasi Platon e Francesco Elia, incaricati di controllare gli spostamenti di Provenzano la sera del delitto. L’istigatore del delitto sarebbe Salvatore Papaianni, già arrestato e rimesso in libertà nell’ambito dell’operazione del Ros Quarto Passo adesso di nuovo in carcere, e Vincenzo Bartolo. La magistratura arresta anche Giuseppe Affatato – lo stesso che ad un terza persona racconta di dover andare dal «capo di Cirò» e che «un rifiuto sarebbe la morte istantanea», che sarebbe stato concorrente nell’istigazione del delitto.

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Le intercettazioni Con le nuove tecniche di filtraggio i carabinieri del Ros di Perugia guidati dal capitano Goffredo Rossi, hanno isolato le frasi in cui viene pianificato l’omicidio. Accade tutto in un container di proprietà di Gregorio Procopio, che lui chiamava «la terra». E qualche ora prima dell’omicidio, oltre alla telefonata in cui Francesco Elia chiede a Procopio«lo dovete tummare?» e l’altro risponde «me lo gioco stasera a Robertio», c’è anche anche la conversazione tra Procopio e Platon, il primo dice: «Basta che vieni tu però. Tu solo vieni perché se mi dice certe cose mi dispiace spararlo. Ci sei tu sparo ma se non vieni tu no».

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