Riccardo e Valerio Menenti

di Francesca Marruco

Non più di un’ora per ribadire che lui il portone del palazzo di via Ettore Ricci lo ha forzato con quel piede di porco che ha fatto ritrovare alla polizia con una lettera inviata alla procura di Perugia. E per scagionare il figlio dall’accusa di avergli dato le chiavi della porta a vetri che non risulta sfondata. Il pubblico ministero Antonella Duchini non ha fatto domande all’ex pugile romano Riccardo Menenti, arrestato perché accusato dell’omicidio del giovane Alessandro Polizzi, che ha chiesto di essere interrogato dopo la notifica della conclusione delle indagini da parte della magistratura.

Mai avuto una pistola Non più di un’ora di dichiarazioni in cui Riccardo Menenti, messo all’angolo da elementi scientifici incontrovertibili come il suo Dna misto al sangue della vittima, tenta di guadagnare una via d’uscita meno pesante dell’ergastolo per luie per il figlio Valerio, che per l’accusa è il mandante del delitto. Lo ha fatto ribadendo ancora una volta che lui non ha mai posseduto una pistola, che neanche suo padre – che faceva il falegname -ne avrebbe avuta una, come invece aveva raccontato Julia Tosti agli inquirenti riferendo di una confidenza dell’allora fidanzato Valerio. Menenti senior, portato nel carcere di Perugia per un nuovo faccia a faccia col pm che nel giro di due settimane lo aveva fatto arrestare per omicidio, ha detto ancora una volta che quella pistola l’ha tirata fuori Alex Polizzi.

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Il dna sulla pistola Poco importa che anche in questo caso, le evidenze scientifiche non lo aiutino, lui prosegue dritto per la sua strada dicendo di non essersi portato nessuna arma da fuoco da casa. Non si capisce dunque come le sue cellule epiteliali da sfaldamento, si siano appiccicate al cane dell’arma quando lui sostiene di aver indossato i guanti durante l’aggressione ad Alessandro. E’ pacifico che il  modo più immediato in cui quelle cellule possono essere finite lì è che Menenti abbia toccato la pistola senza guanti. Ma la difesa – lo assistono i legali Francesco Mattiangeli di Terni  e Giuseppe Tiraboschi del foro di Roma – invece anticipa quello che potrebbe diventare materiale buono per una guerra scientifica in dibattimento, ovvero che tracce di pelle di Riccardo siano rimaste sull’arma quando è stato colpito alla fronte.

La smentita sul pestaggio all’amico del figlio Riccardo ha infine precisato che lui non ha mai picchiato nessun amico di suo figlio. C’è infatti un giovane amico di Menenti junior che per due volte ha testimoniato di essere stato picchiato da lui dopo aver discusso con il figlio. Il giovane ha spiegato di essere stato picchiato all’interno dello studio di tatuaggi di Menenti a Ponte San Giovanni da Riccardo. Ma lui lo nega. Come nega di essere stato d’accordo con Valerio per punire Polizzi, come nega di essere andato in via Ricci per uccidere Alessandro, ma col ‘solo’ intento di dargli una lezione col piede di porco.

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