Riccardo e Valerio Menenti

di Francesca Marruco

A processo per omicidio volontario e tentato omicidio. Il gup Lidia Brutti, dopo un paio d’ore di camera di consiglio, ha disposto quello che tutti si aspettavano: e cioè il processo per Riccardo e Valerio Menenti, in carcere dall’aprile dello scorso anno, per l’omicidio di Alessandro Polizzi. Nessuna concessione ai due imputati, accusati di essere mandante ed esecutore materiale dell’omicidio del giovane Polizzi: neanche la detenzione domiciliare in sostituzione del carcere come avevano chiesto i legali difensori per Valerio Menenti. All’istanza si era opposto il magistrato titolare delle indagini Antonella Duchini, dicendo che poteva esserci pericolo di inquinamento probatorio.

Udienza preliminare: VideoFoto

All’uscita dall’aula, Julia Tosti, che alla furia assassina dell’omicida di Alessandro è riuscita a scampare, ha detto: «So che sarà dura ogni volta che sento il nome di Alessandro mi viene da piangere. Attendo con ansia il giudizio di primo grado, ho fiducia nella giustizia». I genitori di lui, visibilmente provati, hano scelto di restare in silenzio. Non nascondono invece la loro soddisfazione il padre e il fratello di Julia. Per i Menenti il processo inizierà il 15 maggio prossimo.

Verso il processo Che il giudice li avrebbe rinviati entrambi a giudizio era quasi scontato: contro Riccardo Menenti ci sono infatti prove molto pesanti della sua presenza sulla scena del delitto, senza contare che, seppur con una ricostruzione diversa, è stato lui stesso a confessare al pubblico ministero Antonella Duchini di essere andato a casa di Julia Tosti, in cui era certo di trovare anche Polizzi, per «dargli una lezione». Secondo l’accusa poi – le indagini sono state portate avanti dalla squadra mobile della questura di Perugia – Riccardo Menenti, arrabbiato perché la vittima Alessandro Polizzi aveva picchiato il figlio Valerio, sarebbe andato in casa sua con una pistola con il chiaro intento di ucciderlo. Menenti invece spergiura che la pistola l’avesse Alessandro e che lui era armato di un piede di porco per aggredirlo.

Medialab: i delitti del 2013

La versione difensiva La differenza tra le due versioni si traduce evidentemente in due accuse diverse: gli avvocati di Menenti sostengono infatti che Riccardo possa essere accusato di omicidio preterintenzionale e non volontario come invece ha fatto l’accusa con la richiesta di rinvio a giudizio. A dirimere la questione, saranno i giudici della Corte d’Assise di Perugia, davanti ai quali il processo potrebbe iniziare nel maggio prossimo.

TUTTI GLI ARTICOLI SUL DELITTO DI VIA RICCI

La posizione di Valerio Quanto invece al secondo imputato, il giovane Valerio Menenti, per la procura sarebbe il mandante dell’omicidio di Polizzi. La difesa invece continua a sostenere che lui non sapeva nulla delle intenzioni del padre. Lo scontro sul punto è totale: l’accusa ha portato una testimone che dice di aver sentito Valerio Menenti parlare al telefono di una vendetta che si sarebbe consumata mentre lui era in ospedale, ma per la difesa la commessa del Compro Oro è inattendibile. La giovane rumena, pochi giorni dopo l’omicidio si presentò spontaneamente in questura dicendo di aver riconosciuto Valerio Menenti nel ragazzo che qualche giorno prima era stato nel suo negozio per vendere un braccialetto. Secondo la giovane, Menenti, con dei vistosi ematomi e contusioni al volto, sarebbe entrato nel suo negozio e poi avrebbe ricevuto questa telefonata ascoltata involontariamente dalla donna. Gli avvocati insistono invece che Menenti non ha mai lasciato l’ospedale dove era ricoverato per le botte prese da Alessandro la sera prima.

La testimone Julia C’è da scommettere che sul punto la battaglia davanti ai giudici di primo grado sarà molto lunga. Riguardo invece le due diverse ricostruzioni di accusa e difesa sul ruolo di Riccardo Menenti, va ricordato che in questo omicidio c’è una testimone oculare. Anzi una sopravvissuta, scampata alla mattanza della notte del 25 marzo dello scorso anno solo perché i vicini di casa misero in fuga l’assassino. Ebbene Julia Tosti, prima fidanzata di Valerio Menenti e poi di Alessandro Polizzi, che ha anche denunciato Valerio per averla picchiata in più di una occasione, ha raccontato dei fatti ben precisi: lei e Alessandro erano rientrati a casa da poco e stavano dormendo, quando sono stati svegliati dal rumore assordante di qualcuno che buttava giù a calci la porta del loro appartamento. Poi qualcuno entra in camera loro e gli spara contro mentre sono ancora nel letto: lo stesso proiettile ucciderà lui e ferirà lei. Alessandro cerca di combattere l’omicida e ingaggia con lui un corpo a corpo nel corridoio. L’assassino lo finirà a colpi di piede di porco in testa. Poi sono i vicini che intervengono e l’omicida che scappa. Basta l’intenzione di salvare la memoria di una persona morta per mentire come la difesa sostiene che lei avrebbe fatto? Julia è sempre venuta in udienza, sperando di vederli di nuovo in faccia.

Questo contenuto è libero e gratuito per tutti ma è stato realizzato anche grazie al contributo di chi ci ha sostenuti perché crede in una informazione accurata al servizio della nostra comunità. Se puoi fai la tua parte. Sostienici

Accettiamo pagamenti tramite carta di credito o Bonifico SEPA. Per donare inserisci l’importo, clicca il bottone Dona, scegli una modalità di pagamento e completa la procedura fornendo i dati richiesti.