Riccardo Menenti

di Francesca Marruco

E’ stato per anni il direttore della sezione indagini balistiche del servizio di polizia scientifica presso la direzione centrale della polizia criminale a Roma e adesso, in udienza a Perugia, è venuto di fatto a screditare il lavoro dei colleghi. Oltre che a tentare di esplicitare con un appiglio scientifico, la versione dei fatti che Riccardo Menenti ha dato agli inquirenti in merito all’omicidio di Alessandro Polizzi. Una versione che, giova ricordarlo, è arrivata tardivamente, e cioè solo dopo che Menenti non poteva più negare la sua presenza sulla scena del delitto a causa del suo sangue repertato, e che sembrerebbe puntare a “salvare il salvabile” ed avere una condanna magari per omicidio preterintenzionale e non volontario.

Il colpo Che Polizzi sia stato ucciso da Riccardo Menenti è pacifico, ma Menenti insiste nel dire che la pistola non l’ha portata lui, ma Alessandro e il colpo di fatto sarebbe partito per sbaglio, o comunque, Alessandro – come ha detto anche il perito in aula – si sarebbe sparato da solo nel corso di una colluttazione. Ma la mirabolante ricostruzione di Riccardo Menenti, e adesso messa nero su bianco in una relazione dal professor Farneti, è stata demolita nel corso del controesame condotto dai pm Antonella Duchini e Gemma Miliani e anche dagli avvocati di parte civile.

TUTTI GLI ARTICOLI SUL DELITTO DI VIA RICCI

La ricostruzione Insomma Farneti, foto e ricostruzioni 3d alla mano, ha sostenuto che l’unica dinamica compatibile con la traiettoria del colpo mortale, è quella che vede Menenti e Alessandro in piedi in camera e Julia seduta sul letto. Il colpo, sempre secondo le sue conclusioni, sarebbe stato esploso con la pistola a contatto sulla pelle, con Alessandro che si sarebbe sparato all’ascella destra col braccio destro nel corso di una colluttazione con Riccardo Menenti. La scena in 3d però presenta subito un particolare inverosimile e uno palesemente falso: quello falso è relativo al fatto che Julia nella scena viene ritratta nella metà del letto più lontana dalla porta della stanza, invece lei stessa ha dichiarato che lei e Alessandro dormivano insieme nella stessa metà, l’unica con il materasso. Certo potrebbe essersi spostata, potrebbe obiettare qualcuno. Ma potrebbe anche essere errata la ricostruzione. Che tra l’altro il perito rivela di aver effettuato «non ricordando» sulla base dei contenuti di quali atti.

Il piede di porco a sinistra? Il particolare inverosimile invece è che Riccardo è rappresentato con il piede di porco impugnato dalla mano sinistra. Ma che senso avrebbe avere l’unica arma che si ha a disposizione per colpire qualcuno sulla mano che non si usa? Inoltre, ad escludere che Alessandro possa essersi sparato da solo, è stato anche il perito di parte civile Walter Patumi, il quale ha sostenuto che in quel caso, la giovane vittima avrebbe dovuto avere il braccio rotto. Ma Farneti è inflessibile: «Ho visto persone che si sono sparate senza avere il braccio rotto». In più, due medici legali – Laura Paglicci Reattelli e Walter patumi – hanno escluso che il colpo fosse a bruciapelo perché internamente alla ferita non c’erano fumi. Farneti continua a sostenere che per la sua esperienza invece è compatibile e che quella bruciatura che si vede esternamente, sono i gas che sono riusciti a fuoriuscire.

La macchia di sangue E’ il pm Gemma Miliani a far notare invece al consulente che la copiosa macchia di sangue sul cuscino del letto, sangue misto di Alessandro e Julia non si sarebbe potuta creare con Alessandro in piedi, come dice la difesa. Il perito sostiene che la macchia non è da caduta di sangue, ma non sa spiegare quando ci sarebbe finito. Ed è così che il professor Martino Farneti ha detto tra l’altro che «con una pistola in quello stato pessimo, nessuna persona di buon senso se la porterebbe dietro per fare un omicidio». E lo stesso perito che in aula, per accreditare la versione di Riccardo Menenti, aggiunge anche che la parte destra della pistola, visto che vecchia e logorata, poteva riflettere la luce. Riccardo Menenti disse di aver visto un luccichio in mano ad Alessandro. E che la pistola quindi era la sua. Ma le cartucce dell’arma, come ha detto lo stesso perito, sono state tolte dalla produzione 15 anni fa. «Quando Alessandro era poco più che un bambino», ha detto il procuratore Antonella Duchini, che non si stanca mai di sottolineare come qualsiasi versione, si sconti con quella resa dal testimone oculare Julia Tosti, sopravvissuta miracolosamente perchè la pistola si è inceppata.