di Francesca Marruco
A un mese esatto dall’omicidio di Alessandro Polizzi si discuterà la richiesta di tornare in libertà presentata da Riccardo e Valerio Menenti, padre e figlio arrestati perché ritenuti rispettivamente esecutore materiale e mandante dell’omicidio del giovane perugino. E’ stata fissata infatti per venerdì prossimo l’udienza davanti al tribunale del Riesame per i due Menenti che, dalle celle del carcere perugino, continuano a dirsi innocenti.
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Le nuove prove Per quella data è possibile che la procura depositi le ‘nuove prove’ che ha acquisito in seguito all’emissione dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Ma è anche possibili che il pm Antonella Duchini decida di giocarsi le sue carte direttamente durante l’udienza di venerdì prossimo. Ed è molto più che ipotizzabile che sul tavolo del collegio di giudici che dovrà valutare la richiesta dei Menenti di tornare in libertà, arrivino i risultati delle prime analisi fatti nei laboratori della polizia scientifica di Roma.
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Il Dna E quelle indiscrezioni circa la presenza di Dna di Riccardo Menenti sulla pistola e su una goccia di sangue trovata sul pianerottolo potrebbero finalmente essere rese ufficiali a tutte le parti. Gli avvocati dei due arrestati, a Luca Patalini si è aggiunto Massimo Krogh, già legale di Giraudo e di Dell’Utri, si affrettano ad anticipare che qualora venisse contestata la presenza di Dna dei loro assistiti sui luoghi del delitto, nomineranno un consulente tecnico, per avere almeno un’altra lettura dei fatti. Una nuova guerra a colpi di perizie genetiche? Troppo presto per dirlo. Ma è probabile che l’indagine vada in quella direzione. Le analisi sulle tracce evidenziate dal luminol invece ancora non sono iniziate, e prima che gli esperti le esaminino, dovranno convocare tutte le parti in causa per eseguirle in contraddittorio.
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Le indagini difensive Intanto venerdì davanti al tribunale del Riesame la difesa proverà a portare i suoi argomenti. Oltre cinquanta pagine di indagini difensive a favore delle versioni dei due arrestati: Valerio dice di essere stato tutta la notte in ospedale, mentre Riccardo di aver dormito nel loro casolare di Todi insieme alla moglie. In quel casolare i poliziotti della squadra mobile ci sono entrati quattro ore dopo il delitto di Polizzi. Il caminetto aveva carboni ancora caldi, e il letto disfatto solo da un lato. La moglie di Menenti ha sostenuto di aver dormito davanti al divano perché aveva freddo, mentre il marito no.
Abiti bruciati? Per gli inquirenti in quel caminetto invece potrebbero essere stati bruciati gli abiti indossati durante l’aggressione mortale per Polizzi. E nei pressi del caminetto gli uomini di Marco Chiacchiera hanno ritrovato la custodia di un sottocasco. Proprio l’indumento indossato dall’assassino, che Julia Tosti, scampata miracolosamente alla morte, ha detto di aver in parte riconosciuto. Nel padre del suo ex violento, Valerio Menenti.
