di Ivano Porfiri e Maurizio Troccoli
E’ un quadro indiziario, un puzzle in cui mancano ancora delle tessere centrali, ma da cui emergono elementi che, secondo il gip Luca Semeraro, sono sufficienti a inchiodare Valerio e Riccardo Menenti, arrestati giovedì mattina. A dire che loro due (per il momento non emergono terze persone) hanno premeditato ed eseguito «con crudeltà» l’omicidio di Alessandro Polizzi e non sono riusciti ad uccidere la fidanzata Julia solo per una serie di circostanze casuali.
IL GIORNO DEL DELITTO: FOTOGALLERY – VIDEO
Gravemente indiziati La squadra mobile della questura, diretta da Marco Chiacchiera, eseguito giovedì mattina le due ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti dell’ex di Julia e di suo padre, perché «gravemente indiziati del reato di omicidio in danno di Alessandro Polizzi e tentato omicidio in danno di Julia Tosti».
Il movente E’ in una rivalità che nasce da lontano quella tra Valerio e Alessandro. Una rivalità che gira intorno a Julia, fidanzata di Valerio fino a qualche mese fa e da tre mesi insieme ad Alessandro. Ma Valerio, secondo quanto riferito agli inquirenti da Julia, continuava a perseguitarla, arrivando a picchiarla più di una volta. Da qui la vendetta di Alessandro, che picchia Valerio a più riprese. L’ultima, venerdì 22 marzo fuori da un locale di Sant’Andrea delle Fratte. Alessandro stavolta ci va giù pesante: gli rompe il setto nasale e lo manda in ospedale con una prognosi di trenta giorni.
LA PERQUISIZIONE: FOTOGALLERY – VIDEO
Clima di vendetta E’ in questo clima di vendetta – secondo quanto ricostruito dal gip – che matura l’idea di regolare i conti una volta per tutte. Una lezione definitiva, di gente che non si fa mettere i piedi in testa. Una lezione ad Alessandro, ma anche a Julia. «E’ lei la pietra dello scandalo – hanno ripetuto i Menenti – lei continuava a chiamare Valerio, a litigarci, anche mentre lui stava lavorando».
INTERVISTA A VALERIO DI ‘CHI L’HA VISTO?’
La ricostruzione Dai rilievi effettuati dalla polizia scientifica, emergono una serie di prove che inchioderebbero Riccardo sulla scena del delitto. Riccardo, non Valerio, che ha un alibi perfetto: è in ospedale e ci resta tutta la notte. Poco prima l’ora del delitto, Valerio riceve la visita del padre Riccardo. Ci sono delle riprese delle telecamere che lo inquadrano. E’ arrivato in furgone.
INTERVISTE VIDEO: IL PADRE DI JULIA – LA MADRE – IL FRATELLO
Il furgone E seguendo quel furgone, un Fiat Scudo, gli investigatori ricostruiscono il percorso di Riccardo Menenti. Non viene ripreso dalle telecamere della caserma della guardia di finanza in via Ricci, ma il furgone viene immortalato a Prepo e poi lungo la E45 in direzione Todi poco dopo l’ora del delitto.
VIDEO: LE INTERVISTE AI TESTIMONI
L’omicidio in pochi minuti Quindi, il killer ha aspettato che Alessandro e Julia tornassero a casa. Non ha con sé telefoni, dimostrando scaltrezza, per non farsi agganciare dalle celle e lasciare una traccia. Poi, secondo gli investigatori, ha aperto il portone del palazzo in via Ettore Ricci 14 con la chiave (Valerio ha vissuto in quel palazzo). Poi è salito al terzo piano. Conosceva la consistenza della porta ed è stato facile buttarla giù a calci e con l’aiuto di un cacciabulloni per cambiare le ruote. In faccia ha un sottocasco.
Infierito con crudeltà Entrato, gira subito a destra nel corridoio e irrompe in camera da letto dove dormono Alessandro e Julia. Spara un colpo che trapassa Polizzi e raggiunge la mano di Julia. La pistola si inceppa e il colpo non è stato letale: quindi con coraggio Alessandro si alza e si avventa contro di lui. La pistola cade e finisce sotto il mobile della televisione, ma l’assassino ha il cacciabulloni con cui finisce il 24enne «infierendo – come scrive il gip – con crudeltà». Poi non scappa, prende a colpire Julia, ma a quel punto le urla stanno richiamando troppa gente e, perciò, si dà alla fuga. Recupera il furgone in fondo a via Ricci e – sempre secondo la ricostruzione del gip – scappa verso la casa di Frontignano.
L’impronta di stivale Ma c’è un altro dettaglio che lega Riccardo al luogo del delitto. Sulle scale viene trovata un’impronta di sangue a forma di stivale (e anche Julia riferisce di rumori di scarpa col tacco). Quello stivaletto a punta è stato ripreso indosso a Riccardo Menenti da una telecamera dell’ospedale, mentre va a trovare Valerio.
Le indagini proseguono Di questo dovranno rispondere Valerio e Riccardo Menenti, venerdì mattina alle 9 nel corso dell’interrogatorio di garanzia nel carcere di Capanne. Ma le indagini proseguono. Non sono esclusi altri colpi di scena, come terze persone coinvolte. Alcune risposte verranno già dagli accertamenti della scientifica in programma in contemporanea con l’interrogatorio di garanzia.
La difesa Alessia Papi, l’avvocato dei Menenti, è andata in carcere per un colloquio con i due. All’uscita da Capanne ha detto: «Ho avuto un incontro con i miei assistiti che dichiarano la loro innocenza e l’estraneità ai fatti contestati. A una sommaria disamina dell’ordinanza non sussistono i gravi indizi di colpevolezza che sostiene la procura».
Julia scoppia a piangere Intanto Julia, alla notiza degli aresti ha pianto e subito rivolto un pensiero al suo Alex. E’ stata questa la reazione di Julia Tosti, la ragazza ferita a Perugia la notte tra il 25 e il 26 marzo scorsi, quando un killer ha ucciso il suo fidanzato Alessandro Polizzi. Lo riferisce l’avvocato Luca Maori, legale che assiste la giovane. «Ho avvertito io Julia – spiega – per evitarle di essere importunata in queste ore molto delicate. E’ scoppiata subito in pianto: in un certo senso per lei e’ stata una liberazione perche’ con l’assassino libero temeva per la sua vita». Ma il suo primissimo pensiero e’ stato per il fidanzato morto. «Per quanto le notizie sull’ottimo lavoro degli inquirenti la sollevino – conclude Maori -, resta comunque in Julia la disperazione per aver perso Alex».
Madre Julia: «Sia fatta giustizia» La mamma di Julia, contattata telefonicamente ha aggiunto solamente: «Siamo sconvolti, speriamo solo sia fatta giustizia»

Secondo me questo sarà un altro caso irrisolto.E’ troppo ovvio il movente per essere vero.I due indagati dovrebbero essere proprio scemi.