di Ivano Porfiri e Maurizio Troccoli
Hanno ispezionato millimetro per millimetro le auto e le moto di Valerio e Riccardo Menenti, gli esperti della polizia scientifica di Roma e Perugia, a caccia di sangue o tracce di polvere da sparo nel corso degli accertamenti irripetibili, cui hanno partecipato anche gli avvocati delle parti: gli avvocati Luca Patalini e Alessia Papi per la difesa Menenti, Donatella Donati per la famiglia Tosti (che assiste con l’avvocato Luca Maori) e gli avvocati Trappolini e Rondini per i Polizzi. E poi si sono spostati a Todi. Questo all’indomani degli arresti e poco dopo l’interrogatorio di garanzia per i due uomini accusati dell’omicidio di Alessandro Polizzi e del tentato omicidio di Julia Tosti.
LA SCIENTIFICA SETACCIA AUTO, MOTO E FURGONE: VIDEO – FOTO
LA SCIENTIFICA NEL CASALE DI TODI: FOTO
Trovate tracce nel furgone Gli esperti della scientifica hanno repertato delle tracce: il luminol ha reagito in tre punti su una moto e in ben otto punti sul furgone e lì gli esperti di rilevamento tracce hanno effettuato campionamenti. A dire se si tratti di sangue o no saranno gli esami di laboratorio: il luminol reagisce a molte sostanze, ma gli inquirenti sperano nella svolta. In particolare, il luminol ha reagito sul volante (una traccia grande e allungata), sul cambio, sulla freccia, sulla radio, sul pedale dell’acceleratore, sul sedile di mezzo e in un punto del vano posteriore. Punti, tranne l’ultimo, che tocca una persona che guida, insomma.
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La prova materiale Nel dettagliato quadro indiziario intrecciato dal sostituto procuratore Antonella Duchini e suggellato dal gip Luca Semeraro, manca ancora, infatti, l’elemento chiave. La prova schiacciante che gli uomini di Marco Chiacchiera stanno cercando per inchiodare Riccardo Menenti. Qualcosa di concreto e materiale che possa essersi portato dietro dalla scena del delitto e che quindi lo identifichi come l’assassino di Alessandro Polizzi. E, dato che nulla di concreto è finora emerso dalla pistola (pare fosse perfettamente oliata dentro e fuori), la ricerca si è concentrata sul furgone e nel casolare di Todi, sequestrati nei giorni successivi all’omicidio.
VIDEO: L’AVVOCATO DOPO GLI INTERROGATORI
Il furgone Si tratta di un Fiat Scudo di colore bianco, sequestrato a Riccardo Menenti. Secondo gli inquirenti è quello usato dal 54enne per andare e tornare dalla casa di via Ricci. Alle 21.22 «dalla visione delle riprese effettuate dalle telecamere poste all’esterno dell’ospedale di Perugia – scrive il gip nell’ordinanza – si nota un furgone bianco allontanarsi prendendo via Dottori in direzione di viale Berlinguer». E’ uno Scudo identico a quello di Menenti.
LA PERQUISIZIONE DOPO IL DELITTO: FOTOGALLERY – VIDEO
Le telecamere sulla E45 Il furgone bianco riappare alle 3.19, ovvero pochi minuti dopo che i testimoni vedono fuggire l’assassino (3.15) da via Ricci. E riappare a poche centinaia di metri dalla casa del delitto, allo svincolo di Prepo, mentre imbocca il raccordo Perugia-Bettolle in direzione Roma. «Dalle immagini – recita l’ordinanza – risulta che il furgone bianco, dopo aver percorso la galleria Pallotta, alle 3.22 giunse allo svincolo di Ponte San Giovanni ed imboccò la diramazione verso Deruta-Todi-Roma». La polizia ha poi acquisito i filmati dell’area Agip di San Martino in campo, dove si vede il furgone transitare alle 3.30. Va, quindi, verso Todi. Gli inquirenti suppongono a Frontignano.
INTERVISTA A VALERIO DI ‘CHI L’HA VISTO?’
Tracce Se quello è il furgone, l’assassino potrebbe avervi lasciato tracce. Ad esempio sangue sul tappetino, dato che fuggendo dalla casa del delitto ha lasciato un’orma con uno stivaletto «da cow boy» sulle scale. Ma anche tracce, seppur minime, della polvere da sparo che gli è rimasta addosso (indossava i guanti) quando ha sparato ad Alessandro e Julia. La scientifica ha cercato con il luminol e altri reagenti chimici.
INTERVISTE VIDEO: IL PADRE DI JULIA – LA MADRE – IL FRATELLO
La versione di Menenti Ma Riccardo Menenti nega di essere lui a guidare il furgone. Secondo quanto ribadito surante l’interrogatorio di garanzia, riferisce il suo legale Luca Patalini, «la notte del delitto era a Frontignano, dove sono state trovate tracce oggettive della sua presenza». Intervistato il 29 marzo da Umbria24, lo stesso Riccardoi Menenti ha dichiarato: «Stavamo a Todi e ci siamo rimasti fino alle 7 di mattina, quando siamo andati da Valerio in ospedale, perché doveva essere operato. Non ci possiamo allontanare molto, perché con noi vive mia suocera invalida».
VIDEO: LE INTERVISTE AI TESTIMONI
Una bugia? Secondo gli inquirenti, questa è una bugia. «Che Riccardo Menenti abbia dormito da solo nel casale di Todi nella notte del 26 marzo, dopo aver commesso l’omicidio – scrive il gip -, risulta dall’annotazione di p.g. nella quale il personale operante rappresenta che allorché si recò a Todi nel casolare della famiglia Menenti notò che il caminetto era stato adoperato in precedenza, poiché vi erano ancora i carboni caldi e che nella camera da letto il letto era disfatto da un lato solo».
IL GIORNO DEL DELITTO: FOTOGALLERY – VIDEO
Il buco tra le 19.22 e le 3 La lettura delle carte, lascia poi un altro dubbio: dove è andato Riccardo, se non è tornato a Todi, tra le 19.22 e le 3? Si è mosso da solo o insieme alla moglie (con cui è in ospedale). Il dubbio resta dal sopralluogo della polizia a Frontignano, il giorno successivo al delitto. Di sicuro c’è che non sono stati trovati indumenti usati dall’assassino, descritto indossare una felpa scusa con cappuccio, pantaloni scuri, un sottocasco a coprire la faccia e «stivaletti da cow boy», come riferirà Julia. Menenti è stato trovato quel giorno con un cerotto sulla fronte e un altro al mignolo della mano sinistra. Ferite recenti, per gli investigatori, che potrebbe essersi procurato durante la colluttazione con Polizzi.
