di Francesca Marruco
Riccardo Menenti ha deciso di parlare. E sta solo aspettando che il pubblico ministero titolare dell’indagine Antonella Duchini fissi il giorno. L’ex pugile romano dunque siederà nuovamente davanti al magistrato che lo accusa di aver ucciso a sangue freddo un ragazzo di 24 anni, reo di aver picchiato e spedito in ospedale il figlio Valerio. E questa volta forse lo farà con una volontà diversa rispetto a quella che lo animava la mattina dell’interrogatorio di garanzia davanti a gip e pm, quando disse di essere estraneo al delitto e di aver passato la notte insieme alla moglie nel loro casolare di Todi.
L’interrogatorio La richiesta di interrogatorio, prima orale e poi scritta, è stata presentata nei giorni scorsi dalla difesa dei Menenti composta dagli avvocati Massimo Krogh e Luca Patalini. E precisamente dopo che la procura aveva depositato quei risultati della scientifica che collocano Riccardo Menenti sulla scena del delitto in via Ricci. Solo lui, a quanto afferma la difesa, ha chiesto di essere interrogato. Valerio non ha avanzato nessuna richiesta e probabilmente, come già si era ipotizzato, le loro strade difensive prenderanno due direzioni diverse.
ACCERTAMENTI SCIENTIFICA: VIDEO FURGONE – FOTO FURGONE – FOTO CASALE DI TODI
I risultati della scientifica Su Riccardo Menenti pesano elementi che hanno la portata di macigni: il suo sangue è stato repertato dalla polizia scientifica in due tracce sulle scale del palazzo in cui si è consumato l’omicidio, e il suo Dna è presente in una traccia commista individuata sulla Beretta modello 34 usata per uccidere Alessandro. Una traccia che non lascerebbe adito a dubbi. Una traccia, quella sul cane della pistola, che non sarebbe neanche l’unica isolata sull’arma, abbandonata dall’assassino sulla scena del delitto.
LA PERQUISIZIONE DOPO IL DELITTO: FOTOGALLERY – VIDEO
Nuovo sopralluogo Quella scena del delitto che gli esperti di via Tuscolana hanno nuovamente passato al setaccio lunedì mattina. La polizia scientifica è ripartita alla volta della capitale con nuove campionature di sostanza ematica, per verificare, forse, se non vi sia altro Dna di Riccardo Menenti anche all’interno dell’appartamento. In particolare sul corridoio, in cui Alessandro ha combattuto contro il suo killer.
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La perquisizione a Frontignano Sempre lunedì mattina, i poliziotti della squadra mobile di Marco Chiacchiera hanno anche eseguito una nuova perquisizione nel casolare di proprietà dei Menenti a Frontignano di Todi, sequestrato nel corso delle indagini. Riccardo Menenti, nell’interrogatorio di garanzia davanti al gip ha sostenuto che la notte dell’omicidio di Alessandro era nella sua casa di Todi insieme alla moglie. Quando la polizia, poche ore dopo l’omicidio arrivò trovò i carboni ancora caldi e il letto matrimoniale disfatto solo a metà. Per gli inquirenti l’indizio che a dormire a Todi fu solo Riccardo, dopo aver consumato il delitto in via Ricci. Menenti, almeno fino ad ora, ha sostenuto una versione diversa. Ma adesso più che mai, è molto più che possibile, che il racconto cambi.
