di Ivano Porfiri e Maurizio Troccoli

Un «omicidio preordinato, premeditato» in cui «il movente va ricercato nella volontà di punire, fino alle estreme conseguenze, i due ragazzi». Con queste parole il gip Luca Semeraro fotografa il rapporto a tre che ha portato all’omicidio di Alessandro Polizzi e al ferimento (solo per una serie di circostanze favorevoli) di Julia Tosti. Volontà di punire, secondo il giudice, che  «sussisteva proprio in Valerio Menenti», ex di Julia, che «ha avuto un’idea possessiva del suo rapporto» con lei. Perciò la picchiava arrivando anche a minacciarla di morte. E Alessandro ha picchiato più volte Valerio per proteggerla. E da qui, per gli inquirenti, nasce l’omicidio di cui Valerio, secondo il gip, sarebbe il mandante e il padre Riccardo esecutore materiale. A valergli la misura cautelare in carcere, per ora,  sono state soprattutto un’impronta di stivale, la testimonianza di Julia che lo riconosce e le riprese del furgone di Riccardo.

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Nel mirino anche Julia Chi indaga sottolinea come nelle intenzioni dell’assassino c’è la volontà di colpire entrambi i fidanzati. Hanno «concorso fra loro e posto in essere atti idonei diretti in modo non equivoco a cagionare la morte di Tosti Julia prima colpendola con un colpo d’arma da fuoco al braccio destro e successivamente (dopo che il Polizzi si era accasciato a terra ed era stato ripetutamente colpito) colpendo anche la Tosti con ripetuti colpi al capo con il medesimo attrezzo; non riuscendo nell’intento solo per l’intervento dei vicini di casa che avevano udito le grida di aiuto che lo costringevano perciò a darsi alla fuga».

LA PERQUISIZIONE: FOTOGALLERY – VIDEO

L’episodio di Piscille, la lite fra Julia e Valerio La violenza di Valerio su Julia ritorna in molti passaggi dell’ordinanza che descrive un rapporto tormentato da gelosie e incomprensioni. E’ la metà dello scorso «mese di gennaio – si legge ancora nell’ordinanza – Julia tosti accettò di vederlo (Valerio, ndr) e dormì con lui per una notte. Subito dopo Julia tosti accompagnò Valerio a casa sua, a Ponte San Giovanni. I due ragazzi iniziarono a litigare, perché ‘Valerio era stata con un’altra’ (è il racconto di Julia agli inquirenti, ndr) Valerio Menenti però prese la testa di Julia e la sbattè sul vetro del finestrino, quindi la colpì con schiaffi. Julia riuscì a fare scendere Valerio dall’auto, ma questi, prese la sua vettura la inseguì per la strada di Piscille. Avendo finito la benzina Julia si fermò, Valerio la raggiunse e prima cercò di investirla e poi le prese a calci l’auto».

INTERVISTA A VALERIO DI ‘CHI L’HA VISTO?’

La pistola del nonno E’ Jiulia a parlare di una pistola, quella che secondo l’accusa potrebbe essere l’arma del delitto. «Quando io gli dissi che non lo volevo più vedere mi disse che si sarebbe ammazzato – è il racconto di Julia agli inquirenti che emerge dall’ordinanza – tanto aveva una pistola che era stata di suo nonno e che suo padre deteneva in un casale a Todi, mi disse anche che la pistola non era registrata e mi disse anche il nome della pistola che se non sbaglio era una Beretta». «Julia Tosti – continua l’ordinanza – telefonò Alessandro Polizzi per chiedere aiuto, questi si recò con omissis (un amico di Alessandro, ndr) a prendere la ragazza». L’amico di Alessandro presente con lui sul posto ha riferito poi agli inquirenti che la ragazza «presentava evidenti segni di percosse». «Successo l’episodio di Piscille – racconta ancora Julia agli inquirenti – ho lasciato Valerio dicendogli che non volevo più vederlo ma Valerio non ne voleva sapere di essere lasciato, per lui era una cosa che non esisteva e continuava a chiamarmi e mandarmi messaggi».

INTERVISTE VIDEO: IL PADRE DI JULIA – LA MADRE – IL FRATELLO

Le chiavi del portone Secondo la ricostruzione, Riccardo Menenti sarebbe entrato in casa sfondando la porta dell’appartamento mentre avrebbe potuto avere con se le chiavi del portone visto che, secondo quanto raccontato da Julia, il figlio Valerio non gliele aveva mai restituite: «Valerio, mentre vivevamo insieme, aveva sia le chiavi del portone – dice Julia – che le chiavi di casa e poi mi aveva restituito le chiavi di casa ma non quelle del portone». «Le nuove chiavi del portone furono distribuite a tutti i condomini ai primi di novembre, allorché fu cambiata la serratura, quindi quando Valerio Menenti ancora conviveva con Julia», è scritto nell’ordinanza.

VIDEO: LE INTERVISTE AI TESTIMONI 

La prima aggressione a Valerio da parte di Alessandro «Il giorno dopo l’episodio che ho appena descritto (quello di Piscille, ndr) Valerio è venuto a casa mia e io impaurita – racconta Julia agli inquirenti – ho chiamato Alessandro il quale mi ha raggiunto giusto in tempo per vedere che Valerio mi spingeva giù dalle scale, dove sono caduta. Alessandro allora ha aggredito Valerio e questa è stata la prima delle aggressioni: era verso metà gennaio». «Più tardi – continua l’ordinanza – dopo essere stata con Alessandro, Julia cedette alle richieste di Valerio e si recò nel parcheggio di un locale, ove fu gravemente minacciata da Valerio, il quale fece nuovamente riferimento alla pistola che era a Todi». Valerio – secondo il racconto di Julia – dopo l’episodio al parcheggio, avrebbe raggiunto di nuovo Julia in via Ettore Ricci: «In questa occasione – è il suo racconto agli inquirenti – mi ha minacciato di morte dicendomi ‘guarda che mi ha fatto l’amico tuo’ e prendendo un coltello del pane, rivolgendolo contro la mia persona dicendomi nuovamente ti ammazzo».

IL GIORNO DEL DELITTO: FOTOGALLERY – VIDEO

La fine di una storia, l’inizio di un’altra La fine del rapporto tra Valerio e Julia, secondo gli inquirenti, segna l’inizio della relazione con Alessandro. Alex e Massimo Tosti dicono di averla «vista e sentita più sicura, più serena e sorridente. Con Valerio era disperata, triste e vuota, ma quando ha incontrato Alessandro è come se fosse stata toccata da una ‘bacchetta magica». Massimo Tosti ha anche detto che «proprio per proteggerla Alessandro si fermava a dormire presso l’abitazione della figlia».

L’altra aggressione fuori il Red Zone «Il 20 gennaio Julia e Alessandro si recarono a ballare al Red Zone. All’uscita, su richiesta di Alessandro, Julia lasciò la sua auto nei pressi del locale. Julia però ricevette una telefonata – emerge dall’ordinanza e dal racconto di Julia – da Valerio il quale la insultò, la minacciò di morte e le disse che le aveva squarciato le ruote dell’auto. Il gruppo di Alessandro e Julia tornò sul posto: Alessandro aggredì violentemente Valerio».

La minaccia di ammazzare Alessandro «Dopo qualche giorno Julia si recò in ospedale a trovare Valerio (ricoverato a causa delle percosse, ndr) per esortarlo a non denunciare il suo fidanzato Alessandro (‘perché io – racconta Julia – nei suoi confronti non l’avevo mai fatto’)». «In quella occasione – continua il racconto di Julia – mi disse testualmente che per questa volta non l’avrebbe ammazzato ma se fosse successo un’altra volta lo avrebbe ammazzato e senza sporcarsi le mani».

La terza aggressione «Nella notte del 23 marzo Julia e Alessandro si recarono in un altro locale, in assenza di Alessandro, Valerio colpì con uno schiaffo Julia. Successivamente Alessandro capì che Julia era stata colpita da Valerio. Aggredì quindi Valerio nei pressi di un chiosco, provocandogli gravi lesioni». Riguardo allo schiaffo ricevuto Julia racconta: «Valerio era fatto così, sapevo che faceva uso eccessivo di cocaina. Quando prendeva cocaina in dosi elevate perdeva la testa». Dal racconto «dell’attuale fidanzata di Valerio» emerge che «Valerio fu picchiato da Alessandro e da altri due amici», in presenza di Julia. Il racconto – è quanto emerge dall’ordinanza – sarebbe stato confermato dalla titolare del chiosco ambulante. Dopo la rissa fuori il locale, Valerio viene portato al pronto soccorso alle 4.31 circa. La diagnosi parla di “frattura zigomo dx e otorragia”. Secondo un testimone «il padre di Valerio si è espresso dicendo che se non ci pensavano i carabinieri ci avrebbe pensato lui».

L’episodio del compro oro Ma Valerio non resta sempre in ospedale. Secondo la testimonianza della commessa di un compro oro di via Mario Angeloni, Valerio vi si reca (lei conosce sia lui che Julia che Alessandro) la mattina di 23 a vendere un bracciale e «lei notò le vistose ferite». La commessa sente Valerio parlare al telefono in questi termini con una ragazza: «Devono pagare per quello che mi hanno fatto perché fino adesso sono stato buono ma non possono trattarmi come un coglione». E ancora: «Ho un amico che c’ha un amico che queste cose le sistema». «Pagheranno con la loro vita».

La sera dell’omicidio La sera del 25 marzo Riccardo Menenti arriva in ospedale a trovare Valerio alle 21.17 ripreso dalle telecamere a circuito chiuso, insieme alla madre. Valerio in quel momento esce dall’ascensore al piano G e si dirige verso l’ingresso principale dell’ospedale, ma poi torna sui suoi passi e si ferma nel corridoio Braccio Forte Braccio «non provvisto di telecamere». Riccardo esce dall’ospedale alle 21.20. «Dai fotogrammi ingranditi, si nota che Riccardo Menenti – scrive il gip – indossa un giubbino scuro, un cappuccio, degli stivaletti con una punta evidente e prolungata e tacco, pantalone scuro». Alle 21.22 dalle riprese all’esterno dell’ospedale, si vede un furgone bianco allontanarsi su via Dottori in direzione di viale Berlinguer. E Riccardo possiede un Fiat Scudo come quello ripreso. Verso mezzanotte e venti, Valerio lascia la stanza 8 del reparto di otorino-oculistica e va a fumare una sigaretta al piano terra. A dire degli infermieri, anche se non lo hanno visto, Valerio torna in camera tanto che sentono la porta chiudersi. E alle 3 un’infermiera vede Valerio nel suo letto e vi resterà fino alle 6.30.

Il delitto Intorno alle 3 un uomo, aperto il portone d’ingresso dello stabile di via Ricci 14 senza alcuna effrazione, si porta all’esterno della porta dell’abitazione di Alessandro e Julia e sfonda la porta. Lei sente dei «botti», dirà agli inquirenti. Se lo trovano davanti. «Aveva un passamontagna che gli copriva il viso e un cappuccio di una felpa; indossava un giaccone scuro. Era alto circa quanto Alessandro con le spalle larghe e due braccia forti». Ai primi colpi sulla porta Julia si mette seduta sul bordo del letto, dalla parte opposta rispetto all’ingresso della stanza. Così la trova l’uomo quando entra e spara. «Ha sparato un colpo di pistola verso di me – dice Julia – e in quel momento non mi sono resa conto di essere stata colpita al braccio». Quel colpo, intanto, ha trapassato il torace di Alessandro. L’obiettivo del colpo, però, pare essere Julia. «Nel momento in cui il colpo di pistola fu esploso – scrive il gip -, Alessandro Polizzi si trovò sulla linea di traiettoria di Julia».

La colluttazione Alessandro, però, «nonostante il colpo, si alzò e si diresse verso l’aggressore ‘buttandosi a dosso’, nacque dunque una colluttazione». Julia riferisce di aver sentito un solo colpo («a quel punto non ho capito più niente, ero terrorizzata»). Il killer poi, racconta Julia «ha estratto una spranga dalla manica del giubbotto e ha iniziato a colpire Alessandro». In una successiva dichiarazione, la ragazza ha precisato trattarsi di «un arnese metallico a L per svitare i bulloni delle ruote». Colpi non mortali, ma che sono arrivati «quando le forze di Alessandro Polizzi vennero via via meno, a causa dell’emorragia». Ma l’uomo ha continuato a infierire con «estrema violenza» e «crudeltà».

Tocca a Julia Finito con Alessandro, il killer va verso Julia in camera da letto. Lei si mette carponi: «Ti prego non mi ammazzare». Ma lui non è mosso da pietà e «si fermò solo perché la porta d’ingresso dell’appartamento fu aperta da un vicino». Questi riferisce che salendo le scale non c’erano tracce di sangue, ma quando vede sangue nel corridoio torna in casa sua a chiamare il 113: sono le 3.15. L’assassino inizia ad avere paura, cerca alla rinfusa qualcosa in camera da letto (la pistola che gli è caduta), esce dall’appartamento e scappa lasciando impronte insanguinate sulle scale. Un’impronta, in particolare, è di uno stivaletto da cow boy come quello ripreso dalle telecamere dell’ospedale.

«Mi è sembrato il papà di Valerio» Tra i particolari riferiti da Julia sull’assassino, che «non ha mai parlato, mai aperto bocca» agli inquirenti descrive le movenze, la postura, la corporatura, il modo di correre, gli stivaletti da cow boy, il sottocasco. Da questi dettagli, lo riconosce, «pur non potendo esprimersi in termini di certezza». «Mi è sembrato di riconoscere – dice – nell’aggressore il padre di Valerio». Lei fra l’altro ricorda di averlo visto in diverse occasioni indossare il sottocasco. «Ho avuto la sensazione di avere già visto quella persona».

La fuga Il killer viene visto da una testimone che lo descrive: tutto vestito di nero, alto circa 1,80-1,85, indossava un cappuccio con braccia robuste e forti. Diversi testimoni vedono poi l’assassino fuggire a piedi lungo via Ricci rasente i palazzi in direzione della pescheria. Tra i reperti recuperati dalla polizia, due fazzoletti di carta sporchi di sangue a distanza di 10 metri uno dall’altro sulla via di fuga. E la pistola, sotto il mobiletto del telefono nel corridoio. Aveva 6 colpi: 4 nel caricatore, uno in canna mai partito e uno incastrato. Testimonianza che l’arma si è inceppata. Controllate le telecamere sulla via di fuga, viene intercettato un furgone bianco alle 3.19 allo svincolo di Prepo, in direzione Roma. Alle 3.22 prende la direzione Terni a Ponte San Giovanni e altre immagini lungo il tragitto verso Todi. Dove lo stesso Riccardo Menenti dice di aver dormito quella notte.

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