La bufera sul presidente della corte d’assise d’appello di Firenze Alessandro Nencini non si è fatta attendere troppo. Il ministro della giustizia, Annamaria Cancellieri, ha infatti «chiesto all’Ispettorato generale del Ministero accertamenti preliminari» sulle dichiarazioni alla stampa relative alla sentenza del processo bis sull’omicidio di Meredith Kercher.
Disorientano cittadino «Ho perplessità, perché disorientano il cittadino. Abbiamo trovato sulla stessa pagina di giornale due alti magistrati che esprimevano giudizi sulle sentenze o comunque le commentavano senza che peraltro la sentenza fosse pubblicata: i cittadini a quel punto non sanno più a chi credere e perché credere. Occorre in questi casi essere rigorosi ed avviare anche un’azione disciplinare». Lo ha detto il ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri le dichiarazioni del presidente della Corte d’Assise d’appello di Firenze Alessandro Nencini sulla sentenza sull’omicidio di Meredith Kercher.
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La richiesta al Csm In giornata anche i consiglieri laici del centrodestra del Csm avevano chiesto un intervento del Consiglio Superiore di Magistratura. A giudizio di Nicolò Zanon, Bartolomeo Romano, Filiberto Palumbo ed Ettore Adalberto Albertoni, che firmano la lettera, dal testo dell’intervista risulta «che il suddetto magistrato, Presidente della Corte d’assise d’appello di Firenze chiamata a giudicare nel noto processo sull’omicidio di Meredith Kercher, dopo la pronuncia della sentenza ma prima del deposito delle motivazioni , non solo ha dato pubblicità ad elementi da ritenere coperti dal segreto della camera di consiglio, non solo ha anticipato vari aspetti di una motivazione ancora non conosciuta, ma ha altresì espresso giudizi negativi, o comunque perplessi, sulla condotta processuale di uno degli imputati-condannati».
Rischia il trasferimento Dopo la richiesta dei quattro consiglieri, anche la prima commissione del Consiglio superiore della magistratura ha chiesto, con voto unanime, al Comitato di presidenza l’apertura di una pratica a carico di Alessandro Nencini, presidente della Corte d’assise d’appello di Firenze che ha pronunciato la sentenza al processo bis sulla morte di Meredith Kercher, per le interviste rilasciate all’indomani del verdetto. La decisione è anche in questo caso demandata al Comitato di presidenza che, se dovesse accogliere la richiesta, autorizzerebbe l’avvio della procedura per verificare se ci siano gli estremi per procedere a carico di Nencini con un trasferimento d’ufficio per incompatibilità ambientale o funzionale. La prossima riunione del comitato di presidenza è fissata per mercoledì.
Critiche da Sollecito Anche Raffaele Sollecito, intervistato da La Stampa, ha commentato le esternazioni di Nencini: «Trovo sconcertanti le considerazioni del presidente della Corte. E poi, se davvero le mie dichiarazioni avrebbero potuto cambiare il corso del processo perché nessuno ha avvertito l’esigenza di interrogarmi?». Sollecito ha inoltre negato l’intenzione di fuggire. «Scappare? Non ci crederà ma io l’altra sera credevo nell’assoluzione. Se avessi voluto far perdere le mie tracce non mi sarei ridotto all’ultimo minuto, l’avrei fatto una volta uscito dal carcere. Io invece sto combattendo per la verità e lo farò con tutte le mie forze».
Non ho ucciso nessuno «Dopo sei anni, non mi posso permettere di vedere un futuro. Non me ne danno la possibilità». Lo dice in un colloquio con ‘La Stampa’ Raffaele Sollecito. «Difficile essere ottimista in questa situazione. Sono estraneo ai fatti. Non ho ucciso nessuno – sostiene Sollecito che all’accusa di non essersi mai fatto interrogare risponde -Se solo me lo avessero chiesto…. Mica stavo in aula per riscaldare la sedia. Ero a disposizione. Il presidente Nencini mi disse che se avessi voluto prendere la parola sarei stato il benvenuto. Ero a disposizione ma in tutti questi anni nessun pubblico ministero o giudice ha mai fatto un cenno, mai si sono rivolti al sottoscritto chiedendomi di rispondere, precisare, difendermi».
