di Francesca Marruco

Appartiene ad Amanda Knox il Dna isolato nella traccia ‘I’ sul coltello ritenuto dall’accusa l’arma del delitto con cui venne uccisa Meredith Kercher. Il dato, su cui erano già circolate alcune indiscrezioni la scorsa settimana, emerge dalla perizia che i Ris di Roma hanno depositato alla Corte d’Assise d’Appello di Firenze.

Il coltello Il coltello La traccia ‘I’ era stata isolata dai periti della Corte d’Asssie d’Appello di Perugia sulla lama del coltello sequestrato a casa di Sollecito, su cui, oltre alla traccia attribuita senza contestazioni alla Knox e a quella attribuita- con forti contestazioni da parte delle difese – alla vittima, proprio in prossimità della traccia che hanno analizzato i Ris.

Scarso Dna I risultati delle analisi sulla lama del coltello ritenuto l’arma del delitto dall’accusa nell’ambito del processo a Meredith Kercher, hanno dimostrato la presenza di «scarsissimo Dna genomico rilevabile molto probabilmente derivante da uno o più soggetti femminili. Le analisi – scrivono gli esperti del Ris nella perizia – portano ad escludere che materiale genetico di Meredith Susanna Cara Kercher sia presente nella traccia ‘I’». La stessa considerazione gli esperti la fanno per le comparazioni con i Dna di Rudy Hermann Guede e Raffaele Sollecito.

E’ di Amanda Invece, si legge ancora nella perizia, «c’è ragionevole certezza nel dire che il profilo genetico di Amanda Marie Knox risulti presente, in maniera consolidata, nella traccia ‘I’». Per quanto riguarda infine «le restanti componenti alleliche presenti nei loci non attribuibili alla Knox», questi ultimi, secondo l’analisi dei Ris, sono «tali da suggerire una condizione di miscela genetica che potrebbe essersi originata da un limitato contributo di un secondo soggetto e/o da fenomeni di drop –in. Questi alleli – concludono i Ris – restano comunque qualitativamente e quantitativamente inidonei all’identificazione di un ulteriore individuo.E comunque non trovano omogenea corrispondenza con nessuno dei profili genetici dei soggetti di confronto». I risultati della perizia verranno discussi in aula davanti alla Corte d’Assise d’Appello di Firenze il sei novembre prossimo.

Maresca «La perizia conferma che questo coltello è stato usato da Amanda Knox e a mio avviso – dice l’avvocato della famiglia Kercher Francesco Maresca –  bisogna ricordarsi che sulla punta del coltello è stato rintracciato il profilo della vittima». Per il legale inoltre bisogna ricordare che «i periti del primo appello non hanno contestato questo profilo come esito di laboratorio, ma hanno contestato l’esiguità della sostanza biologica per l’esito dell’esame. Quindi non si discute sull’esito ma se si poteva esaminare oppure no». Inoltre per Maresca, «questo crea anche una valutazione indiziaria anche in relazione a dove è posiziona la traccia ‘I’ sul coltello, cioè vicino al manico, ma non nel punto di unione tra manico e lama. E sinceramente – aggiunge – è un punto dove tagliando il famoso pane è difficile andare con la mano. Ritengo comunque  – ha concluso – che questo processo sia già pieno di tanti elementi che la  Corte potrà valutare in modo sereno e assolutamente ponderato».

Bongiorno «Questa perizia esclude categoricamente che il coltello sia l’arma del delitto». A dirlo è l’avvocato Giulia Bongiorno che difende Raffaele Sollecito. Il legale, commentando l’esito della perizia che attribuisce ad Amanda Knox il Dna isolato sulla traccia ‘I’ del coltello, dice ancora:  «è esattamente l’esito che ci attendevamo,  quindi siamo soddisfatti. Questa è l’ennesima dimostrazione che non c’è nulla che lega il delitto a Raffaele e Amanda, perché l’unico collegamento era l’arma delitto, ma questa perizia esclude che lo sia. Dunque,  dopo la perizia sul gancetto che aveva escluso la presenza del Dna di Sollecito, questo ulteriore esito fa venir meno quel flebile collegamento tra lui e l’omicidio».

Maori Ha parlato di una «ottima perizia, fatta veramente bene», l’avvocato di Raffaele Sollecito, Luca Maori. «Per noi è neutra, dice che il Dna è di Amanda, ma in questo non c’è nulla di strano visto che può averlo toccato in casa di Raffaele». «Da punto di vista tecnico – aggiunge il legale – è molto importante perché ci ha fatto capire come hanno lavorato i periti. Impiegano 80 pagine per spiegare come sono arrivati a questo risultato, quando invece qualcuno ha deciso che un’altra traccia era di Meredith solo con una crocetta. Non si può – ha concluso – decidere la vita delle persone con le crocette».

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