di Massimo Colonna
Diciotto anni di carcere per le undici coltellate alla moglie Laura. Così il gip del tribunale di Terni Massimo Zanetti ha condannato Franco Sorgenti per l’omicidio della moglie, avvenuto nella notte tra il 28 e il 29 ottobre 2014 a Terni. Niente arresti domiciliari, come richiesto dalla difesa, ma carcere e risarcimenti per le due figlie e per i parenti della vittima. In più la soddisfazione delle associazioni a tutela delle donne, che saranno risarcite, insieme al Comune di Terni, con 5.000 euro ciascuno. Intanto la difesa annuncia: «Pronti al ricorso».
La sentenza Intorno alle 17.30 di mercoledì nelle aule del tribunale di Terni il gip Zanetti ha così dato lettura della sentenza, alla presenza anche dell’imputato. Sorgenti, jeans e camicia, sorvegliato dagli agenti di polizia, attende al suo posto senza batter ciglio. Nemmeno quando il giudice gli prospetta davanti un futuro dietro le sbarre. In una appendice alla sentenza il gip specifica le motivazioni per cui ha respinto la richiesta della difesa, spiegando in sostanza che il poco tempo trascorso tra il delitto e il processo non ha permesso la verifica di un eventuale cambiamento di atteggiamento da parte dell’imputato. Tesi sostenuta anche dai legali delle associazioni per le donne, che parlano di un atteggiamento «improntato solo al raggiungimento di vantaggi processuali».
Risarcimenti ‘storici’ Sorgenti dovrà anche risarcire in sede civile le due figlie della coppia, il fratello e i genitori della moglie uccisa, stabilendo una provvisionale di 100 mila euro per le due bambine e di 30 mila per gli altri familiari. Ma la sentenza del giudice Zanetti segna anche una svolta per certi versi storica per Terni, visto che per la prima volta il Comune si è costituito parte civile in un processo per femminicidio e sarà risarcito, così come ognuna delle due associazioni, con 5.000 euro.
La partita delle aggravanti Prima della camera di consiglio ecco la requisitoria del pubblico ministero, poi repliche e controrepliche delle parti. Il pubblico ministero Camilla Coraggio, al suo primo caso di omicidio a Terni, chiede la condanna con una pena di 27 anni come base, ridotta di un terzo per l’accesso al rito abbreviato richiesto e ottenuto dalla difesa, quindi in totale 18 anni di reclusione. Le accuse nelle carte parlano di omicidio volontario aggravato dal rapporto coniugale, ma senza premeditazione. La ‘partita’ prima della camera di consiglio si gioca su aggravanti e attenuanti: da un lato i famigliari con l’avvocato Roberto Spoldi chiedono l’inclusione dei futili motivi e dell’abuso di coabitazione (il fatto cioè che l’imputato avesse sfruttato il nido famigliare per commettere il reato); dall’altro la difesa, con i legali Manlio Morcella e Enrico De Luca, chiedono l’attenuante della provocazione.
Undici coltellate Alla fine la sentenza sposa la tesi sostenuta dall’accusa: Sorgenti avrebbe ucciso sua moglie Laura con una decina di coltellate. Le perizie dimostreranno poi che due di queste risulteranno letali, colpendo il fegato della donna. La coppia pare fosse già in crisi da tempo, ma quella sera una banale lite in cucina è degenerata fino alle lame dei coltelli. Dopo l’aggressione Sorgenti forse si è reso conto della presenza delle bambine, le ha chiuse nella loro stanza ed è uscito di casa. Per andarsi a costituire alle forze dell’ordine. Fino all’arresto.
La difesa Dopo la sentenza la difesa rilancia sull’appello. «La sentenza segue le richieste del pm – spiegano Morcella e De Luca – anche se secondo noi c’erano margini per una pena meno severa. Ci sono sicuramente spazi per l’appello. Non siamo soddisfatti per la questione della custodia cautelare in carcere».
Le parti civili I famigliari della vittima parlano di sentenza «equa e soddisfacente» e quelli delle due associazioni in difesa delle donne, Suzana Korriku e Raquel Grifoni spiegano come l’imputato nel corso del procedimento non abbia mai «mostrato alcun pentimento».
Twitter @tulhaidetto
