di Francesca Marruco
Andare a lavorare, un giorno che sembra come tanti, e non tornare mai più. Perché qualcuno ti reputa responsabile di una cosa, su cui tu non puoi nulla. Al posto di Margherita e Daniela, le due impiegate della Regione Umbria uccise a colpi di pistola nel loro ufficio al Broletto mercoledì mattina intorno a mezzogiorno da Andrea Zampi, un piccolo imprenditore con gravi problemi psichici, poteva esserci ognuno di noi. Margherita e Daniela, 61 e 46 anni, prossima alla pensione l’una e precaria l’altra, sono state ammazzate per una pratica relativa all’azienda dell’assassino, su cui non avevano alcun potere decisionale. Una pratica riguardante l’accreditamento che gli poteva valere la concessione di alcuni contributi.
Il duplice omicidio Margherita è morta prima. Zampi le ha sparato almeno due colpi di pistola a bruciapelo, dopo essere arrivato al quarto piano e aver sparato un primo colpo a vuoto. L’ha colpita alla testa e al torace. Non le ha lasciato scampo. Daniela è stata colpita pochi attimi dopo, ha provato a scappare dalla stanza in cui Zampi le aveva chiuse, ma anche lei è stata ferita in maniera troppo grave. Una terza donna in stanza con loro si sarebbe salvata buttandosi sul corpo di Daniela. Negli attimi concitatissimi dopo gli spari, un altro collega ha cercato di fermare l’emorragia della donna in attesa dell’arrivo dell’ambulanza. Ma neanche i sanitari del 118 hanno potuto nulla. Daniela è morta nonostante un tentativo disperato di restituirla alla vita.
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Le urla e le frasi deliranti Per lui, Andrea Zampi, si è riservato un colpo secco alla testa che si è sparato in uno stanzino dello stesso piano, dopo aver continuato ad urlare e sparare ad altezza uomo nel corridoio. In tutto ha esploso una decina di colpi. Anche se il numero esatto dei colpi procurati alle vittime verrà verificato solo con l’autopsia. E’ entrato strillando «Mi avete rovinato», ed è uscito dall’ufficio della strage dicendo frasi sconnesse: «Sono Dio» urlava, «Ne ho ammazzate due non mi resta che ammazzarmi». Nell’ufficio di Margherita e Daniela ha lasciato dei fogli in cui accusa il ‘sistema’ di cui riteneva di essere vittima. In tasca aveva un biglietto per la madre ‘Ci rivedremo quando staremo bene. Continuo a guardarti’, le ha scritto.
IDENTIKIT: L’ASSASSINO – LE DUE VITTIME
Terrore nel palazzo Quando i primi investigatori sono arrivati al Broletto la scena era surreale, si sapeva che c’era qualcuno armato che sparava, ma non si sapeva ancora fosse morto. C’erano impiegati e impiegate nascoste sotto le scrivanie che chiamavano 112 e 113 chiedendo cosa fare. Anche loro hanno aiutato e guidato gli investigatori fin dove si trovava il corpo di Andrea Zampa, l’assassino che nell’edificio è entrato normalmente, lasciando il suo documento all’ingresso, ottenendo in cambio un pass. Ha chiesto dell’ufficio accreditamento e si è avviato verso la fine. La sua e quella di due povere innocenti. Senza possibilità che qualcuno vedesse la pistola che portava indosso, perché in quegli uffici i metal detector non ci sono.
VIDEO: I PRIMI MINUTI DOPO LA SPARATORIA
La pistola comprata ieri Quella pistola, una Beretta Stoeger Cougar 9 mm semiautomatica l’aveva comprata solo ieri. Forse perché aveva già in mente di mettere in atto un gesto tanto folle. Ed è per questo dunque che gli investigatori, sul posto sono intervenuti poliziotti della Mobile, della Digos e delle Volanti, ma in un primo momento anche carabinieri e finanzieri, non trovavano l’arma tra quelle denunciate dall’uomo. Perché l’acquisto era stato fatto recentissimamente e non ancora comunicato. Zampi aveva sempre avuto la passione per le armi, ma quando quattro anni fa era stato sottoposto al primo trattamento sanitario obbligatorio per la terribile depressione in cui era caduto, gli erano state tolte. Assieme al porto d’armi.
Il porto d’armi Sei mesi fa però Zampi ha presentato una nuova richiesta in questura e questa volta, visto che tutti i suoi documenti erano in regola, compreso il certificato medico di idoneità che serve in questi casi, gli era stato rilasciato il porto d’armi per uso sportivo. Ovvero, Zampi era legittimato a comprare, detenere in casa, e usare nei poligoni un’arma da fuoco. Sembra che due anni fa fosse entrato negli uffici della Provincia di Perugia mimando il gesto della pistola e minacciando alcuni dipendenti per gli stessi problemi per cui ora ha ucciso.
VIDEO. INTERVISTA A UNA TESTIMONE
Il movente Alla base del folle gesto c’è infatti una questione relativa all’accreditamento della sua azienda, la ‘Progetto Moda’ presso la Regione. Passaggio tecnico imprescindibile per poter accedere, previo concorso o bando, ai fondi per la formazione professionale, messi a disposizione dai Centri per l’Impiego della Provincia. Attualmente la ditta risultava accreditata, non gli era stato revocato nulla. Era stato tra il 2009 e il 2010 che l’accreditamento gli era stato revocato. Ma gli era nuovamente stato concesso alla fine del 2011. Adesso erano in corso le normali verifiche, a cui vengono sottoposte tutte le imprese, per il mantenimento. Forse sapeva che non gli sarebbe stato nuovamente concesso. O forse ne aveva solo timore.
L’intervista Nel dicembre dello scorso anno era stato intervistato dagli studenti della scuola di giornalismo della Rai di Perugia, «mi mancavano tre cartellini, libretto di fumo, macchine in movimento, per una cavolata mi hanno tolto un accreditamento e di conseguenza i 160 mila euro di finanziamento approvato» aveva detto «Sono finito». In un primo momento infatti sembrava che alla base del gesto ci fosse proprio un finanziamento revocato. «Nessun negato finanziamento perché le due povere vittime non potevano negare qualcosa che non competeva loro e non competeva la Regione», ha sottolineato in serata Franco Arcuti, portavoce della presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini, che nel pomeriggio, dopo essere stata in questura a portare conforto alle famiglie è stata negli uffici della strage e ha lanciato un accorato e commosso appello:
VIDEO – PARLA LA PRESIDENTE MARINI: BARBARIE
Rispettare i dipendenti pubblici «Gli impiegati pubblici e i dipendenti pubblici, che fanno il loro lavoro con grande onestà e professionalità vanno rispettati» ha detto Marini perché «troppo, troppo pesantemente noi stiamo colpendo in maniera indiscriminata i dipendenti pubblici, i funzionari, i dirigenti dello Stato e delle Istituzioni che svolgono con capacità, professionalità e responsabilità il loro lavoro». «E’ una tragedia immane – aveva detto poco prima il sindaco di Perugia Wladimiro Boccali intervenuto sul posto-: c’è un clima terribile nel Paese e questa è una tragedia per tutti, per le famiglie, per noi. Credo che sia il caso di riflettere tutti, a partire da noi».
VIDEO – PARLA LA PRESIDENTE MARINI: BARBARIE
Sul posto Dopo la tragedia, al Broletto, è stato un via vai continuo di assessori, dirigenti e impiegati sconvolti dall’accaduto. Accanto ai dipendenti spaventati e scossi, che per lunghissimi minuti hanno guardato terrorizzati fuori dalle finestre, c’erano gli uomini della polizia scientifica e i medici legali Reattelli, Verdelli e Bacci, che hanno esaminato per ore i tre cadaveri. Anche il pubblico ministero di turno Massimo Casucci, è stato una prima volta sul luogo del delitto a ridosso degli eventi, e poi una seconda nel tardo pomeriggio. Intorno alle 19.30 i tre cadaveri sono stati portati via. Il carnefice poco dopo le due povere vittime. Margherita e Daniela potevano essere ognuno di noi. E in ognuno di noi devono sopravvivere.
