di Francesca Marruco
«Gli ho detto: ma non ti vergogni di averla fatta drogare e poi di aver approfittato di lei? Lui mi ha detto di no, e io non ci ho visto più, l’ho colpito con due pugni e un calcio. Lui è caduto a terra, a quel punto ho preso due cacciaviti e l’ho colpito più volte». E’ questo, parafrasando, il racconto che l’omicida macedone Ratzi Useini ha fatto dei tragici momenti dell’uccisione di Pawel Lozinski, il polacco trovato ucciso mercoledì mattina in una officina per biciclette nel centro di Foligno.
In caserma Il 27enne macedone, trovato dai carabinieri ancora all’interno dei locali del delitto, è stato portato subito in caserma, non appena i militari, sfondando la porta, sono riusciti ad entrare. Il giovane ha trascorso una giornata intera nella caserma di Foligno, è stato interrogato fino a tarda sera dal pubblico ministero titolare del caso, Mario Formisano, insieme ai carabinieri della compagnia di Foligno e del nucleo investigativo di Perugia. Dopo una prima ammissione fatta nel pomeriggio, l’uomo ha ricostruito tutto con il suo legale Luca Aliventi. A a difendere il giovane sono anche gli avvocati Anacleto Aliventi, Massimiliano Sangro e Alberto Onori.
Tentativi disperati I primi tentativi infatti di tirare in ballo qualche altra persona sono andati a vuoto: i carabinieri non hanno creduto neanche per un momento che vi fosse qualcun altro implicato nel fattaccio. Quando sono arrivati il macedone era chiuso in bagno, lo aveva fatto forse in un estremo tentativo di sfuggire all’arresto. Non si spiega per quale motivo, dopo aver ucciso Pawel, con cui aveva un rapporto di conoscenza principalmente dovuto al comune uso di sostanze stupefacenti, non sia scappato. Ma proprio nell’uso di droga potrebbe essere la risposta.
Droga e lucidità Nell’officina del polacco con la passione delle biciclette, c’erano due siringhe usate da poco e dello stupefacente. Si erano fatti entrambi di cocaina. E sicuramente Ratzi non poteva avere la lucidità che potrebbe aver avuto invece un assassino non sotto l’effetto di droga. Come era prevedibile, gli avvocati del macedone, con lui era presente Luca Aliventi, hanno tutte le intenzioni di cavalcare la questione droga a loro favore. In soldoni, se l’assassino era «fatto», non poteva essere, almeno non fino in fondo, capace di intendere e di volere. E questo potrebbe voler dire sconto di pena.
Analisi Per questo i suoi avvocati hanno richiesto le analisi tossicologiche sul loro assistito e sulla vittima. Analisi che potranno solo confermare quanto già raccontato dall’assassinio. Ratzi ha raccontato che insieme a Pawel faceva spesso uso di droga, entrambi infatti erano noti alle forze dell’ordine come assuntori. Dovevano «farsi» la sera prima, ma poi hanno rimandato a mercoledì mattina.
La ragazza Non è chiaro per quale motivo i due siano finiti a parlare di un episodio accaduto cinque anni fa tra la vittima e l’attuale fidanzata dell’assassinio. Un episodio di cui, secondo l’assassino, la vittima doveva vergognarsi e per cui c’era un rancore mai sopito. La ragazza poi ha confermato al pm quanto raccontato da Ratzi. Per lui si sono poi aperte le porte del carcere di Capanne di Perugia dove oggi riceverà la visita dei suoi avvocati.
Convalida Intanto è stata fissata per venerdì mattina alle 10 nel carcere di Capanne l’udienza di convalida dell’arresto davanti al gip Carla Giangamboni. Poi, forse anche a seconda dei risultati tossicologici, gli avvocati che lo difendono sceglieranno una linea difensiva. Intanto è possibile che già dopo la convalida i legali chiedano la sostituzione della misura cautelare in carcere con una meno afflittiva come gli arresti domiciliari.

