Il pm Mario Formisano ha diretto le indagini per i fatti di luglio

di Francesca Marruco

«Giovanni Miceli vuole collaborare con la procura di Perugia, è per questo che abbiamo chiesto un interrogatorio con il pubblico ministero, per chiarire che la morte di Olga Dunina non è stato altro che un tragico incidente al culmine di una lite, Giovanni Miceli amava sua mogli e non avrebbe mai voluto ucciderla». Parola di Giacomo Marini, legale di fiducia che ha assunto la difesa di Giovanni Miceli dopo un primo incarico conferito all’avvocato Debora Colantuoni.

Vuole parlare Miceli, tramite il nuovo legale Marini, ha presentato richiesta di interrogatorio al sostituto procuratore Mario Formisano, che nei prossimi giorni fisserà la data. Giovanni Miceli dunque, dopo quasi un mese di silenzio si è deciso a parlare e ha intenzione di sostenere la tesi del ‘tragico incidente’ a cui poi ha dovuto porre rimedio, in un modo o nell’altro. Poco importa se invece di chiamare un’ambulanza per soccorrere la moglie che non voleva uccidere, l’ha avvolta in lenzuola e coperte e poi in uno scatolone buttato vicino alla stazione ferroviaria di Spello.

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Incidente? Sicuramente Miceli, scappato il giorno in cui venne ritrovato il cadavere e arrestato dai carabinieri del nucleo investigativo di Perugia dopo oltre un mese in un appartamento nei pressi di piazza Navona a Roma, può sostenere ciò che vuole davanti al pubblico ministero che lo aveva dichiarato latitante. Certo è però, che almeno dal di fuori, la sequela degli eventi non depone per la tesi dell’incidente.

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Colpita più volte La relazione autoptica finale del medico legale Sergio Scalise Pantuso non è stata ancora depositata, ma già all’indomani dell’esame era risultato evidente che la povera Olga Dunina era stata colpita più e più volte sulla nuca con un oggetto contundente. Senza contare gli altri lividi ed ecchimosi che la donna, chiusa in uno scatolone e lasciata per strada come spazzatura, aveva sul corpo.

VIDEO: LUOGO DEL RITROVAMENTO – SALMA PORTATA VIA

 La testa fracassata Gli inquirenti hanno parlato di «testa fracassata», con un oggetto che al momento è ancora sconosciuto visto il silenzio dell’indagato davanti al gip in sede di interrogatorio di garanzia. La responsabilità di Miceli in merito all’omicidio della moglie è indubbia, resta a questo punto da capire la dinamica. Che solo lui può spiegare.

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