Il 27enne macedone che viene portato via (Foto F. Troccoli)

di Francesca Marruco

Diciotto anni di carcere. E’ questa la pena a cui è stato condannato, con rito abbreviato, Radzi Useini, il macedone che il cinque settembre scorso, in un negozio di Foligno, uccise a colpi di cacciavite Pawel Lozinski, il giovane polacco titolare del negozio di biciclette. Lo ha deciso il gup Luca Semeraro dopo tre ore di camera di consiglio.

Premeditato e preterintenzionale Alla condanna a diciotto anni di reclusione, come richiesto dal pubblico ministero Mario Formisano, si era opposta la difesa che giovedì mattina in udienza ha chiesto al giudice di riqualificare il reato in omicidio preterintenzionale anziché premeditato e rivedere quindi la quantificazione della pena. Per i legali Massimiliano Sangro e Anacleto Aliventi infatti, il loro cliente si sarebbe difeso, forse eccessivamente, nella colluttazione nata con la vittima dopo che i due avevano fatto uso di droga. Ma il giudice, viste le risultanze investigative, ha sposato la tesi accusatoria.

Le confessioni Che trova il suo indiscutibile fondamento anche nella doppia confessione resa dall’imputato. La prima volta lo fece nel giorno dell’omicidio in caserma a Foligno, poco dopo essere stato arrestato. Poi lo stesso racconto lo fece nuovamente in aula: dicendo di essersi ravveduto e di non essere più in preda alla droga,  aveva affermato di essersi reso conto di aver fatto una cosa gravissima e di essersi pentito. Ma mai, in nessuna delle confessioni, avrebbe ai parlato di difesa, legittima o eccessiva.

La versione mai creduta In precedenza l’imputato aveva provato a dire che il responsabile dell’omicidio era una terza persona: un tale Omar, che, secondo il suo racconto aveva prima ucciso Pawel, poi chiuso lui prima nel bagno del negozio e poi dentro il negozio stesso. Ma nessuno ha mai creduto a questa ricostruzione. Per molteplici motivi e risultanze investigative, non ultima quella che lo stesso Useini aveva detto a più persone nei giorni precedenti di volerla far pagare a Lozinsky per una storia che riguardava la sua fidanzata, anni prima fidanzata anche della vittima.

Il movente «Gli ho detto  – aveva raccontato Radzi al pm -: ma non ti vergogni di averla fatta drogare e poi di aver approfittato di lei? Lui mi ha detto di no, e io non ci ho visto più, l’ho colpito con due pugni e un calcio. Lui è caduto a terra, a quel punto ho preso due cacciaviti e l’ho colpito più volte». Era stata poi la stessa fidanzata a confessare che Radzi si era portato le siringhe già pronte con la cocaina dentro e, stando a quanto riferito dall’unica persona presente quando le ha preparate, in quella destinata al ragazzo che sarebbe morto di lì a poco, c’era più cocaina che nella sua.

L’intenzione annunciata alla ragazza Alla fidanzata, prima di salutarla nell’albergo di Foligno in cui avevano trascorso la notte, aveva annunciato di volersi vendicare del giovane polacco  che anni prima aveva avuto una storia con lei. Una storia, secondo quanto riferito dall’assassino e confermato dalla giovane,  durante la quale aveva fatto drogare la ragazza per ottenere da lei prestazioni sessuali più spinte.

Risarcimento La madre della vittima era parte civile con gli avvocati Domenico Accica e Matteo Quagliarini. A lei il giudice ha riconosciuto un risarcimento di 400 mila euro, e una provvisionale immediatamente esecutiva di 200 mila.

Questo contenuto è libero e gratuito per tutti ma è stato realizzato anche grazie al contributo di chi ci ha sostenuti perché crede in una informazione accurata al servizio della nostra comunità. Se puoi fai la tua parte. Sostienici

Accettiamo pagamenti tramite carta di credito o Bonifico SEPA. Per donare inserisci l’importo, clicca il bottone Dona, scegli una modalità di pagamento e completa la procedura fornendo i dati richiesti.