Il sopralluogo della Scientifica (foto F.Troccoli)

di D.B.

È andato avanti anche per tutta la giornata di domenica il lavoro degli inquirenti per cercare di dare un nome e un volto al ragazzo che, intorno alle 4 di sabato, ha colpito e ucciso con una coltellata fra torace e collo Hekuran Cumani, il 23enne di Fabriano arrivato a Perugia per passare una serata con il fratello Samuel e altri dieci amici.

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Le indagini In questura il pubblico ministero Gemma Miliani, in stretto coordinamento con il procuratore Raffaele Cantone, insieme alla polizia, ha ascoltato il gruppo di amici di Cumani, i familiari e alcuni di quelli – probabilmente tre – che formavano il gruppo con il quale è scoppiata la rissa.

VIDEO: IL LUOGO DEL DELITTO

Indagati Nelle ultime ore in quattro sono stati iscritti nel registro degli indagati. Si tratta, in particolare, di un buttafuori accusato di lesioni, di una ragazza e due ragazzi italiani con origini nordafricane; la prima dovrà rispondere di porto di oggetti atti a offendere, così come i secondi accusati anche di minacce aggravate. Al momento, però, non ci sono ancora nomi iscritti con l’accusa di omicidio: il fascicolo aperto dalla Procura di Perugia resta formalmente a carico di ignoti. Alcuni dei testimoni comparsi in questura dopo il ritrovamento del corpo sono stati sentiti con i loro avvocati.

CHI ERA HEKURAN CUMANI: «RAGAZZO DAL CUORE D’ORO»

Le telecamere Un’indagine complessa, resa ancora più difficile dal fatto che i due gruppi coinvolti nello scontro non si conoscevano tra loro. Nemmeno il fratello della vittima, rimasto lievemente ferito, sarebbe riuscito a fornire elementi decisivi per individuare chi ha sferrato la coltellata mortale. A rendere ancora più complesso il tutto è il fatto che le telecamere non avrebbero ripreso l’accoltellamento. Le immagini dei cinque occhi elettronici che si trovano sopra il gabbiotto all’ingresso del parcheggio, e che puntano in direzioni diverse (due verso le auto in ingresso e in uscita, due verso l’area in cui è stato commesso il delitto e una verso il lato opposto del parcheggio), non sono in grado di fornire quindi immagini utili. Idem per quanto riguarda le telecamere all’interno del 100Dieci, che non sono state di alcun aiuto. 

FOTOGALLERY: IL LUOGO DEL DELITTO E I SOPRALLUOGHI

Il contesto A non cambiare è il contesto in cui tutto è maturato. Tra i due gruppi è scoppiata una lite per i soliti futili motivi: qualche parola, qualche sguardo di troppo o cose del genere; dunque nessuna questione legata a droga o al mondo universitario. La rissa sarebbe andata avanti a più riprese, in particolare nel parcheggio, dato che all’interno del locale ci sono addetti alla vigilanza privata. In un primo momento la lite sembra essersi risolta, poi invece è ripresa fino alla coltellata fatale che ha ucciso Cumani tra le grida disperate del fratello e degli amici.

GIUNTA E OPPOSIZIONI UNITE: «DOLORE DI TUTTA LA CITTÀ»

Il coltello L’arma non è stata ritrovata e, secondo quanto noto finora, sarebbe spuntata solo nel parcheggio, probabilmente tenuta in auto o portata da qualcuno dopo lo scoppio della rissa. Nel locale, data la presenza di vigilantes con metal detector, non sarebbe entrata.

La serata Il clima però, durante il Venerdì universitario del 100Dieci, non sarebbe stato dei migliori. Secondo alcuni testimoni, all’interno del locale questo gruppo di ragazzi – gli aggressori – andava in giro a cercare briga. Su diverse pagine social dedicate alla serata, più persone raccontano di un’atmosfera tesa: «Ci sentivamo a disagio – scrive una ragazza – e così siamo andate via dopo neanche due ore. Spero vivamente in maggiori controlli perché la situazione era proprio invivibile». «Siamo distrutti – ha scritto il fratello sui social – vorrei essere stato io al tuo posto, io tuo fratello, il tuo sangue. Farò tutto quello che servirà per darti giustizia».

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