di Massimo Colonna
«Otto o nove ferite sul capo della vittima». Questo uno degli accertamenti emersi dalla testimonianza di Sara Gioia, il medico legale che sta seguendo l’omicidio di Sandro Bellini, l’uomo di 53 anni ritrovato cadavere nelle acque del fiume Velino il 29 maggio scorso dai vigili del fuoco e dai carabinieri. Il processo a carico di Andriy Halan prosegue con nuove testimonianza e con l’assegnazione da parte del giudice dei nuovi incarichi peritali già annunciati nell’ultima udienza.
Le testimonianze Lunedì mattina nelle sale del tribunale di Terni ecco dunque la nuova udienza del procedimento che vede imputato, con rito abbreviato, l’ucraino Andriy Halan. Il giudice Massimo Zanetti ha prima ascoltato le testimonianze del medico legale Sara Gioia e poi quelle di un amico di Halan. La prima ha sostanzialmente confermato gli esiti dell’autopsia da lei stessa effettuata subito dopo il ritrovamento del cadavere dell’uomo, sostenendo che le ferite riscontrate «sul capo della vittima erano otto o nove». L’amico dell’ucriano ha fornito la sua ricostruzione dei fatti confermando sostanzialmente il quadro già noto agli inquirenti.
Gli incarichi Al termine dell’udienza il giudice ha poi ufficializzato gli incarichi ai Ris di Roma e alla dottoressa Carla Vecchiotti dell’università La Sapienza di Roma, che nella prossima udienza, fissata al 23 gennaio, dovranno presentare i risultati di approfondimenti richiesti sia per il dna trovato addosso alla vittima sia per alcuni file che sarebbero stati condivisi dall’imputato. Una testi questa sostenuta dalla difesa, rappresentata dai legali Francesco Mattiangeli e Bruno Capaldini, che vuole l’ucraino aver dato mandato ad altre persone soltanto di spaventare Bellini. Il tutto in un quadro di gelosia nei confronti della sua ex donna.
Nuove aggravanti In aula lunedì anche il pubblico ministero Tullio Cicoria che ha mosso le accuse di omicidio ma anche di incendio e occultamento di cadavere, entrambe aggravati dal fatto di averli procurati per cercare di assicurarsi l’impunità. In più nell’ultima udienza la procura ha contestato anche le aggravanti di premeditazione, crudeltà e futili motivi. La parte civile, rappresentata dalla sorella della vittima, è assistita dal legale Renato Chiaranti. Le parti torneranno in aula a fine gennaio per i risultati degli approfondimenti, poi sarà la volta delle discussione finale e della sentenza di primo grado.
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