Il maresciallo Andrea Angelucci

di Francesca Marruco

Ci ha provato l’avvocato Andre Stefani  a dire alla Corte che il suo assistito non vide il maresciallo Andrea Angelucci quella sera di ottobre 2009 tra le campagne foliganti. Ha detto che Rocco Varanzano  ha investito perché non lo ha visto, altrimenti, se avesse avuto l’intenzione di ucciderlo, avrebbe fatto lo stesso anche con l’appuntato Mario Merli, che invece si salvò.

L’accusa  Ma la Corte d’assise d’appello, come già la Corte d’assise in primo grado, ha accolto e sposato la tesi dell’accusa: il pregiudicato calabrese Rocco Varanzano voleva uccidere i militari. Inoltre non si è fermato a prestare loro soccorso.Lo ha ribadito in aula il sostituto procuratore generale Elisabetta Massini che per l’imputato ha chiesto la conferma della condanna di primo grado.

Le parole di Varanzano  «Io non l’ho visto, non lo conoscevo e non avevo nessun motivo per ucciderlo» aveva detto l’ex muratore calabrese  prima della sentenza di primo grado. Era stato lui stesso a confessare di aver investito il militare, non prima però di essere fuggito dal luogo dell’incidente, aver speronato un’automobile della polizia stradale in Umbria ed essere stato protagonista di una rocambolesca fuga al centro di Modena in cui cercò di uccidere l’agente scelto Christian Falzetti.  Prima di investire Angelucci, quello stesso giorno Varanzano aveva già forzato un altro posto di blocco, ferendo due militari del nucleo radiomobile di Foligno.

L’amarezza dei familiari   La decisione della Corte d’assise d’appello di Perugia è arrivata dopo poco più di due ore di camera di consiglio. Come a tutte le altre udienze, oltre all’imputato, in aula erano presenti i genitori del maresciallo Andrea Angelucci. Il padre Dario Angelucci ha parlato di  «Soddisfazione, per la conferma della condanna. Anche se – ha puntualizzato -Nessuna sentenza ci ridarà indietro nostro figlio».