I tre del commando: Aurel Rosu, Iulian Ghiorghita e Dorel Gheorghita

di Francesca Marruco

Ha ammesso di aver stuprato la suocera di Sergio Papa e di aver tentato di rapinare la casa della famiglia Barcaccia nel giugno dello scorso anno. Ma Iulian Ghiorghita, il 31enne rumeno arrestato anche perché ritenuto l’omicida del bancario Luca Rosi non ha risposto alle domande relative a questo delitto. Per le domande relative alla rapina culminata con l’omicidio si è avvalso della facoltà di non rispondere.

Ammissioni e silenzi Le ammissioni dell’uomo sono arrivate giovedì mattina nel carcere perugino di Capanne, dove è rinchiuso dal 16 marzo scorso, davanti ai pubblici ministeri titolari dell’indagine che lo hanno interrogato. Rispondendo alle domande dei sostituti procuratori Antonella Duchini, Mario Formisano e Giuseppe Petrazzini, l’uomo ha ammesso di aver stuprato la 54enne equadoriana durante la rapina di Pietramelina e di aver tentato un altro colpo a Torgiano nel giugno dello scorso anno. Alle domande sull’omicidio Rosi invece ha risposto col silenzio. Sperando forse che martedì prossimo il suo avvocato Alessandro Ricci, davanti al tribunale del Riesame riesca a tornare con una misura cautelare meno pesante del carcere.

Impossibile negare stupro e tentata rapina L’uomo che in Romania sarebbe già stato sette anni dietro le sbarre per aver tentato di uccidere un uomo,  poteva restare in silenzio anche per le domande relative alle rapine Papa e Barcaccia. Ma lì c’è il suo dna, nella scarpa persa  nel giardino dei Barcaccia a Torgiano e nel liquido seminale dello stupro. Impossibile uscirne puliti. Per l’omicidio Rosi invece non c’è ancora un elemento incontrovertibile che lo inchiodi senza possibilità di scampo. Ma ce ne sono molti che stanno costituendo un quadro sempre più pesante e definitivo  per lui e per i suoi complici.

Gli elementi contro il commando C’è la pistola rubata a Sergio Papa e usata per uccidere Luca Rosi. Ghiorghita ha ammesso di aver stuprato la donna durante quella rapina. Ci sono i telefoni che agganciano le celle di casa Rosi. E ci sono le parole della sua donna, Bianca Bengescu. Parole pesantissime. E’ lei che riferisce ai carabinieri di Perugia che la bloccano a Fiumicino prima di prendere un aereo per la Romania, di aver  Aurel Rosu  rimproverare il suo uomo Iulian Ghiorghita per aver « ammazzato Luca Rosi per niente». E’ sempre lei che dice di aver trovato il suo uomo e altri due connazionali dormire sul suo divano letto vestiti e senza scarpe la mattina dopo l’omicidio del bancario. E’ lei a riconoscere Aurel Rosu e Dorel Gheorghita. Ed è sempre lei a dire di aver sentito quest’ultimo vantarsi di aver preso a calci il povero Luca e di aver sfondato lui la porta della camera da letto dove si era rifugiato per sfuggire alla follia omicida dei tre rapinatori.

Nessuna rapina, solo shopping per il battesimo del figlio Dorel Gheorghita invece ai pubblici ministeri ha riproposto la quanto meno fantasiosa versione che aveva già propinato al gip Luca Semeraro durante l’interrogatorio di garanzia: era venuto a Perugia per comprare vestitini per il battesimo del suo bambino di due mesi. Appositamente arrivato dalla Romania perché qui costerebbero di meno. Sul divano di Bianca ci si era addormentato dalla sera prima e non sa  cosa possano aver fatto i suoi connazionali quella notte. Il suo telefono che scende da Vercelli e aggancia la cella di casa Rosi ce lo avevano gli altri arrestati. Le dichiarazioni di Bianca? Nessun fondamento di verità. Il suo avvocato, Michele Maria Amici ha presentato stamane istanza al riesame.

Gli altri due interrogatori Aurel Rosu invece, il 21enne arrestato nel blitz dei carabinieri di Perugia sul furgoncino a Gorizia insieme a Iulian Ghiorghita ha scelto la strada meno insidiosa e ha optato per il silenzio. Anche il suo avvocato Maria Antonietta Salis discuterà davanti al Riesame martedì prossimo. Il quarto arrestato invece, il primo a finire in manette, il basista della rapina Papa, Catalin Simionescu ha confermato quanto detto al gip Semeraro: è lui ad aver fornito l’obiettivo ai connazionali. E’ lui ad averli accompagnati e ripresi dopo il colpo. Ed è sempre lui che ha aspettato che Papa uscisse dal ristorante seguendolo fino a casa, dove c’erano gli altri ad attenderlo.  Per Simionescu invece l’appuntamento con il Riesame è per venerdì sei aprile. Il suo avvocato Giulio Cherubini cercherà di far ottenere una misura meno pesante al suo assistito anche in considerazione del suo ruolo di basista e non di esecutore materiale della rapina né dello stupro.

La confessione ad Alina Per quello e per il tragico epilogo della rapina in casa Rosi in carcere ci sono Ghiorghita, Rosu e Gheorghita, e contro di loro ci sono anche le rivelazioni di Alina, la prostituta amica di Ghiorghita che li ha anche ospitati nella sua casa di Ponte San Giovanni. Ai carabinieri del  reparto operativo e del ros del comando provinciale di Perugia aveva detto di aver notato che i tre guardavano ossessivamente tutti i servizi televisivi riguardanti l’omicidio e quando lei gli aveva chiesto se erano stati loro, Iulian lo aveva ammesso candidamente. Lo aveva detto anche ai militari. Sa che quelle frasi non possono essere usate contro di lui. Ma tutti gli altri elementi si.

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