di Ivano Porfiri
Un solo fendente alla schiena mentre l’altro stava preparandosi il tè. Covava un rancore maturato per un’offesa alla figlia, Edmont Kuci, 51 anni, assassino quasi senza precedenti (solo un respingimento alla frontiera e un fotosegnalamento ad Aprilia nel 2008) con regolare permesso di soggiorno. Di precedenti ne aveva molti, invece, la vittima, Lassad Gouma, tunisino 43enne, irregolare con un curriculum nutrito di delitti per droga, reati contro il patrimonio, occupazione abusiva di proprietà privata. Contro di lui anche un decreto di espulsione recente, viveva di espedienti, dentro e fuori i centri di accoglienza.
FOTOSEGNALETICHE VITTIMA E ASSASSINO
Il movente: contesto sociale Non ha nulla a che vedere con la criminalità, tanto meno la droga, dunque, l’omicidio avvenuto mercoledì sera all’interno del centro di accoglienza comunale di via Romana. Un ostello che al momento del delitto aveva 13 ospiti più due operatori. Un contesto sociale ai margini, con tante persone in difficoltà in pochi metri quadri. Per dormirci basta compilare un modulo. E tra gli ospiti c’era Edmont Kuci, «uno che si dava da fare» secondo gli assistenti sociali, un lavoratore ma con un grosso problema: l’alcolismo, che lo rende fortemente instabile. Al magistrato (il pm Michele Adragna) e ai carabinieri, dopo l’arresto, il 51enne spiega che Gouma lo prendeva in giro, punzecchiamenti continui, finché il giorno prima del delitto «ha offeso mia figlia». La figlia che non vede da anni e che vive nel Nord Italia.
La dinamica La telefonata ai carabinieri comandati dal maggiore Giovanni Cuccurullo arriva intorno alle 21.50. A chiamare sono gli operatori del dormitorio: segnalano un accoltellamento in un locale usato come sala mensa al piano terra. Il tunisino, dicono i testimoni (due operatori e un altro ospite magrebino), era vicino al fornello a prepararsi un tè o una camomilla. All’improvviso è arrivato il 51enne che, preso un grosso coltello da cucina (forse rubandolo alla vittima), gli sferra un fendente nella regione toracica posteriore sinistra, un solo colpo, netto, che molto probabilmente recide l’aorta. Poi minaccia gli altri dicendo di non avvicinarsi, e quindi impedendo anche il soccorso immediato.
La fuga Quindi l’assassino sale al piano di sopra, dove si trova il dormitorio, afferra i suoi pochi vestiti, li infila in una zainetto del Milan (questo dettaglio sarà essenziale per la cattura) e fugge, lasciando il coltello, che verrà trovato all’esterno dell’ostello.
I soccorsi Intanto sul posto arrivano carabinieri e 118. Si tenta un disperato soccorso al 44enne, ma perde moltissimo sangue: morirà sul posto dopo circa un’ora.
Ricerche e cattura Intanto i carabinieri attivano tutte le pattuglie, presenti sul territorio per i normali servizi di prevenzione, anche con uomini in borghese. Subito, grazie anche alla collaborazione degli operatori comunali, viene trovata e diramata la foto, inviata ai carabinieri sugli smartphone di servizio. I militari della stazione di Perugia Fortebraccio, agli ordini del maresciallo Emanuele Andrielli, si dirigono prima verso il centro, poi hanno l’intuizione: c’è l’ultimo treno alle 23.17 e allora vanno a Fontivegge. Alle 22.50 il carabiniere scelto Vaccaro vede un uomo scendere da via Mario Angeloni: ha uno zainetto del Milan. I militari si appostano, aspettano che arrivi sotto i portici davanti alla stazione e, mentre parla con un altro soggetto, lo chiamano per nome. Lui prova a negare l’identità, ma viene bloccato.
Il rancore Interrogato dal pm in caserma, alla presenza di un avvocato di ufficio, non nega. Si giustifica con quel rancore covato nel tempo, perché il tunisino – dice – gli faceva battute. Il giorno prima le affermazioni su sua figlia. Il resto lo ha fatto la sua instabilità. Viene arrestato per omicidio. La salma della vittima è ora a disposizione dell’autorità giudiziaria per l’esame autoptico ed è stato attivato il consolato tunisino per contattare la famiglia.
Latitanza durata 50 minuti Il comandante provinciale dei carabinieri, il colonnello Angelo Cuneo, elogia l’intervento dei suoi uomini: «L’omicidio è figlio di un dissidio maturato in un contesto sociale difficile. In questo quadro, va sottolineato come il dispositivo di prevenzione ha funzionato perfettamente: in una serata normale, senza altri fatti criminali, i carabinieri presenti sul territorio hanno catturato l’assassino in 50 minuti. Ringrazio anche gli operatori socio-sanitari per la preziosa collaborazione».
