Incendio generica archivio U24 (Foto F.Troccoli)

di Ivano Porfiri e Fabrizio Troccoli

È in stato di fermo per tentato omicidio il 25enne di origini albanesi che, secondo la tesi accusatoria, avrebbe cercato di uccidere la 40enne Alessandra P. nella casa isolata di via Montecchio. Lei, rimasta gravemente ferita lunedì pomeriggio è ricoverata in coma farmacologico al Centro grandi ustionati Villa Scassi di Genova, lui invece ha riportato ustioni alle braccia e a una gamba, ma è vigile e cosciente e viene piantonato all’ospedale di Foligno. Proprio in ospedale gli è stato notificato il provvedimento del pm, che dovrà poi essere convalidato dal gip, motivato dalle risultanze investigative.

ESCLUSIVO: PARLA IL TESTIMONE. VIDEO

Indagini serrate I carabinieri della compagnia di Gubbio e del comando provinciale di Perugia – coordinati dal sostituto procuratore di Spoleto Michela Petrini – stanno lavorando senza sosta per ricostruire con esattezza “processuale” cosa è avvenuto prima, durante e dopo l’incendio dell’abitazione, che ha fatto accorrere sul posto vigili del fuoco e 118.

SUL LUOGO DEL DRAMMA: FOTOGALLERY

I testimoni: «C’era sangue» Il primo testimone ascoltato è stato il vicino di casa che ha soccorso la 40enne e il 25enne: li ha visti sul terrazzo con i vestiti in fiamme. È stato lui a chiamare l’ambulanza, vedendoli entrambi feriti. «L’ho aiutata a scendere dal terrazzo con una scala, aveva sangue sulle mani e sul corpo», ha riferito. E l’elemento del sangue torna anche da evidenti schizzi sul bordo del terrazzino dell’abitazione. La figlia ventenne e il suo fidanzato erano presenti martedì mattina davanti l’abitazione. Riferite ad alcuni giornalisti la presenza di ferite sul corpo della donna compatibili con colpi di arma da taglio. Ma questo è un particolare che non viene confermato in alcun modo dagli inquirenti.

La scena del crimine Ciò che è certo, invece, è che la scienza del crimine è stata in larga parte distrutta dalle fiamme e lì si devono cercare quelle prove capaci di sostenere una tesi accusatoria che, al momento, è solo un’ipotesi. Quella che vede il 25enne recarsi a casa della sua ex (fra l’altro non è chiaro se sia arrivato da solo dato che non possiede una macchina e il posto è isolato), che si trovava da sola. Lì potrebbe essere scoppiata una lite con sviluppi tutti de definire. Quindi spunta la tanica di benzina, con cui è stato cosparso l’esterno e l’interno e che, il modo deve essere chiarito, ha preso fuoco. All’arrivo dei soccorritori, poi, sarebbe stata la stessa donna a indicare nel suo ex il responsabile di quanto era avvenuto.

No gelosia, ma invidia Secondo quanto raccolto da testimoni che conoscevano la coppia il 25enne minacciava l’incolumità della donna non a parole, ma a gesti quando la incontrava. L’ultima volta aveva schiacciato con forza una sigaretta in terra. A lui non andava giù che lei stesse bene, era invidioso e finché non si fosse vendicato non l’avrebbe lasciata in pace. Il loro rapporto era terminato da circa quattro mesi, ma lui non si rassegnava. «Non era geloso ma invidioso», viene riferito. Ma lei ha sempre lasciato andare senza denunciarlo perché per lei era tutto finito da tempo e non voleva creare problemi.

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