di Francesca Marruco
«Dottoressa nessuno la tocca … non si preoccupi». «Mi fece chiaramente capire che avrebbe garantito una sorta di protezione alla mia incolumità. L’aspetto fu per me talmente chiaro che io dissi al Ceravolo che io non avrei dato nulla in cambio per la mia protezione e a tale mia affermazione lui si sentì offeso e mi disse che da me non voleva assolutamente nulla e che comunque non mi aveva chiesto nulla». A parlare è una farmacista di ponte San Giovanni finita a contatto con alcuni dei soggetti arrestati dal Ros di Perugia nell’ambito dell’operazione Quarto Passo, che ha portato all’esecuzione di 61 ordinanze di custodia cautelare per altrettante persone, molte delle quali accusate di associazione mafiosa.
La mappa interattiva: luoghi chiave dell’inchiesta
Ti ammazzo adesso o aspetto domani? «Da quel momento – spiega ancora la donna – Cataldo Ceravolo cercò di avviare un rapporto di conoscenza con la mia persona. Mi ha sempre fatto capire che lui era in grado di gestire la situazione che riguardava gli altri calabresi o gli albanesi, esplicitandomi più volte che lui avrebbe potuto evitare che mi accadesse qualcosa di grave». Un giorno la dottoressa disse loro che una persona le doveva 8 mila euro e che non riusciva ad ottenere indietro questi soldi. A quel punto, «benché la stessa non avesse in alcun modo richiesto l’ “intervento” del Facente e del Ceravolo», i due entrarono in scena in maniera pesante arrivando a dire al debitore «ti devo ammazzare adesso oppure aspetto domani, ti spacco, ti rovino, ti vengo a cercare, so dove abiti, ti sparo».
GLI ARRESTATI: FOTOGALLERY – VIDEO
Non volevo i loro clienti E’ un’altra donna invece a raccontare che Salvatore Facente e Mario Campiso ce l’avevano con lei «perché mi mandavano dei clienti loro amici a me sconosciuti per fargli avere dei finanziamenti dalle banche. Poiché questi clienti non mi convincevano, io non feci ottenere loro i finanziamenti e Campiso e Facente se la presero con me». «Appresi da Ceravolo – ha raccontato agli inquirenti quando è stata chiamata a deporre – che Facente e Campiso volevano farmi del male personalmente e danneggiare sia la mia vettura che l’ufficio. Non mi convincevano le operazioni un po’ strane che questi clienti mi richiedevano. Ceravolo, in particolare, mi raccontava quello che Campiso e Facente avevano intenzione di farmi per ritorsione: volevano rubarmi la 500 e avevano fatto una copia della chiave, volevano dare fuoco al mio ufficio, volevano farmi spaventare con una bottiglia di benzina nel parcheggio che mi avrebbero appeso alla maniglia della porta di ingresso dell’ufficio, volevano farmi trovare una testa di animale per farmi spaventare. Tutto ciò però non è mai avvenuto se non per la presenza di una bottiglia contenente un liquido trasparente che ho rinvenuto in un parcheggio e che ho fotografato. Non ho mai trovato né visto nei presi dell’ufficio una testa di animale mozzata…».
VIDEO, INTERCETTAZIONI: «LO AMMAZZIAMO DAVANTI AL BAR»
Quarto passo Di racconti come questi nelle 400 pagine di ordinanza di custodia cautelare ce ne sono moltissimi. Di persone che non hanno denunciato per paura di ritorsioni anche troppe. Persone che, fortunatamente, nel momento in cui sono state chiamate dalla magistratura, hanno chiesto aiuto. Lo ha spiegato bene il procuratore nazionale antimafia Franco Roberti in conferenza stampa «in Lombardia, gli imprenditori fagocitati dall’associazione poi se ne sono serviti per ‘riscossione crediti’ qui invece, una volta capito che lo Stato stava indagando seriamente, gli imprenditori hanno raccontato tutto». Peccato che lo abbiano fatto solo quando era già partita un’indagine, ed è per questo che il procuratore aggiunto di Perugia Antonella Duchini ha esortato in conferenza stampa i cittadini a «fare attenzione e denunciare non appena si trovano di fronte a qualche atteggiamento sospetto».
VIDEO, INTERCETTAZIONI: «NON PRENDERE QUEL NEGOZIO»
La guerra delle copisterie calabresi Un esempio emblematico degli interessi economici dell’associazione è quello che interessa le due copisterie sequestrate nel centro di Perugia, la ‘Luiss’ e ‘Il Copione’ ( la prima chiusa in esecuzione del sequestro patrimoniale e la seconda, riconducibile ad una persona non del clan ma calabrese, che sarebbe collegata ad altri personaggi cosentini legati alla malavita, è stata sequestrata per violazione dei diritti d’autore). La copisteria Luiss ha aperto nei primi mesi del 2013 e il fatto che un’altra attività commerciale avesse aperto a pochi metri dalla prima aveva creato delle frizioni. Di fatto, la Luiss sottraeva clienti al ‘Copione’ ( i cui titolari anch’essi calabresi, non indagati in questa inchiesta, sarebbero per gli inquirenti in qualche modo collegati agli zingari di Cosenza). Luigi Orlando, Antonio Lombardo e Natale Murgi furono i primi a preoccuparsi di questo possibile scontro per cui ritennero fosse opportuno pacificare i rapporti ed evitare contrasti che potevano «innescare una guerra», si legge nelle carte dell’indagine, «con gli zingari paventando azioni contro la vita delle persone». C’è un’intercettazione in cui Antoni oLombardo e natale Murgi parlano di questa questione: «quello è cosi… – di Lombardo – Quello è sotto ed ha chiamato sotto…Eh… Che dobbiamo fare la guerra? E’ questo…Il padre non è nessuno, ma sono sempre zingari, sono sempre zingari… E non l’ho capito io… Sempre zingari sono che stanno in mezzo alla strada… Ho capito ci ammazziamo, ci ammazziamo… Ho capito, ma perché ci dobbiamo ammazzare con le persone…».
