di Fra. Mar.
E’ probabile che vadano tutti verso il rito ordinario i tantissimi imputati nell’ambito dell’udienza preliminare di ‘Quarto passo’ accusati dalla DDA di Perugia di associazione mafiosa. Al momento, solo Papaianni ha formalizzato la richiesta di rito abbreviato. Mercoledì mattina, davanti al gup Carla Giangamboni, le difese hanno sollevato eccezioni di nullità in merito alle costituzzioni di parte civile delle due associazioni Caponnetto e Borsellino, rigettate dallo stsso giudice. E’ stato invece l’avvocato Laura Modena a sollevare eccezione di nullità per la notifica del 415 bis al suo assistito. L’udienza, a cui hanno partecipato parecchi imputati, è stata poi rinviata a venerdì, come da programma.
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Scarcerati In aula il procuratore aggiunto Antonella Duchini e il pm Gemma Miliani non sono ancora minimamente entrati nel merito delle questioni che porteranno il giudice a decidere sul rinvio a giudizio di persone che la procura ritiene essere legate alla cosca Farao – Marincola di Cirò Marina. Il procuratore Duchini aveva chiesto e ottenuto dal gip Avenoso la proroga delle misure cautelari per quelli ritenuti i capi dell’associazione. Era stato poco dopo il Riesame ad annullare la stessa ordinanza rimettendo tutti in libertà, facendoli partecipare quuindi a processo non da detenuti.
Arresti Era il dicembre 2014 quando i Ros dei carabinieri arrestarono 59 persone per associazione di tipo mafioso, estorsione, usura, danneggiamento, bancarotta fraudolenta, truffa, trasferimento fraudolento di valori, con l’aggravante delle finalità mafiose, nonché per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti e sfruttamento della prostituzione. Vennero anche sequestrati beni per 30 milioni.
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Le accuse L’operazione aveva sgominato un’organizzazione ‘ndranghetista capeggiata dal pregiudicato Natalino Paletta, attiva nel capoluogo umbro dal 2008. «L’associazione di tipo ‘ndranghetista stanziatasi in Perugia – spiegava il giudice – non può, semplicisticamente essere definita come un’articolazione periferica della struttura criminale calabrese sorta e radicata nel territorio d’origine, ma si configura invece come un’autonoma associazione composta da soggetti residenti in Umbria da oltre un decennio, i quali, pur avvalendosi dei metodi tipici delle associazioni di tipo mafioso e chiaramente conservando gli originari rapporti di parentela e contiguità con soggetti operanti nella regione di provenienza, operano autonomamente ed in via esclusiva in Umbria, conservando sempre un “basso profilo” criminale, al fine di non attirare sull’organizzazione l’attenzione delle forze dell’ordine».
