di Fra. Mar.
In diciassette hanno fatto ricorso al tribunale del Riesame per chiedere che i giudici revocassero le misure cautelari emesse nei loro confronti dal gip di Perugia nell’ambito dell’operazione che ha sgominato un’organizzazione ‘ndranghetista operante nel perugino. Solo tre sono stati scarcerati. Per tutti gli altri , il collegio presieduto dal giudice Giuseppe Narducci, ha confermato le misure cautelari già disposte. Per sette richiedenti ( Cataldo De Dio, Antonio Lombardo, Mario Ferrazzo, Salvatore Ferrazzo, Nicodemo Blefari, Lulzim Resuli, Verducci Simone) i giudici hanno rigettato in toto la richiesta, confermando per loro la custodia cautelare in carcere, per un indagato ( Giuseppe Ferrazzo) i giudici hanno invece confermato la misura dell’obbligo di dimora.
Dissequestrato Il Copione La scorsa settimana il Riesame aveva anche dissequestrato la copisteria ‘Il copione’, sequestrata dagli uomini del Ros di Perugia non per associazione mafiosa, ma per violazione della normativa sul diritto d’autore. I giudici hanno anche dissequestrato le somme di denaro, circa 20mila euro, sequestrate ai titolari. E’ sempre della scorsa settimana la decisione del gip Alberto Avenoso di dissequestrare il pub Merlin e di revocare gli arresti domiciliari ai due titolari.
Tre escono I giudici del riesame hanno invece stabilito che usciranno in tre dal carcere: Salvatore Papaianni, Saimir Abzi e Saverio Caputo. Per altre quattro persone i giudici accolgono parzialmente il ricorso, confermando però altre accuse che da sole giustificano la misura cautelare già emessa. Resta quindi in carcere Manfredi Francesco nonostante i giudici abbiano annullato per lui l’ordinanza in riferimento all’accusa di associazione mafiosa. Stesso discorso per Francesco Pellegrino, che ha ottenuto l’annullamento del provvedimento cautelare in relazione alle accuse di associazione di stampo mafioso e di associazione a delinquere semplice, ma resta ugualmente in carcere per le accuse di furto aggravato dalle modalità mafiose. Ha invece ottenuto la concessione del solo obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per la firma, in accoglimento del ricorso dello stesso avvocato, l’indagato Antonio Pellegrino, figlio di Francesco, per il quale è caduta l’accusa di associazione a delinquere, e l’aggravante della mafiosità in relazione alle accuse di furto. Cade l’accusa di associazione mafiosa per Christian Fioretti, ma resta comunque in carcere per l’accusa di furto aggravato dalla modalità mafiosa. Tutti e tre fanno parte del «gruppo criminale dedito ai delitti di furto generalmente commessi nella regione Marche è risultato composto da Francesco Pellegrino, detto Raffaele, Antonio Pellegrino (figlio di Francesco), Christian Fioretti, Saverio Caputo, Cataldo Iuele, Saverio Scialanga».Confermati gli arresti domiciliari per Vincenzo Brunetti e Toni Dedej.
Quarto passo L’operazione, diretta dal procuratore aggiunto di Perugia Antonella Duchini, con cui gli inquirenti hanno sgominato un’organizzazione ‘ndranghetista operante in Umbria collegata alla cosca Farao Marincola di Ciro’, nel Crotonese, aveva portato all’emissione di 62 misure cautelari (46 persone arrestate, sette ai domiciliari e le altre sottoposte a obbligo di dimora), emesse su richiesta della procura distrettuale antimafia di Perugia, per associazione di tipo mafioso, estorsione, usura, danneggiamento, bancarotta fraudolenta, truffa, trasferimento fraudolento di valori, con l’aggravante delle finalità mafiose, nonché per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti e sfruttamento della prostituzione, ed hanno eseguito sequestri di beni per 30 milioni di euro.
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