di Fra. Mar.
Il Merlin pub è stato dissequestrato e probabilmente già entro capodanno, riaprirà i battenti. I suoi proprietari, Gennaro e Daniele Crugliano sono invece tornati liberi dopo 12 giorni agli arresti domiciliari nell’ambito dell’inchiesta del Ros di Perugia ‘Quarto Passo’. La revoca delle misure è stata decisa direttamente dal gip Alberto Avenoso dopo il lunghissimo interrogatorio di garanzia che i Crugliano hanno sostenuto insieme ai loro legali Antonio Cozza e Nicola Marcinnò.
Soddisfatti «Siamo soddisfatti – dicono i legali dei due fratelli – perché il gip ha valutato in modo positivo le nostre argomentazioni difensive e i documenti che abbiamo portato a corredo delle nostre affermazioni. In queste operazioni così complesse purtroppo ci possono essere dei disguidi, ma queste operazioni ci devono essere perché la mafia è un fenomeno va distrutto. Per fortuna è stata fatta chiarezza nell’ immediatezza. I nostri clienti si prenderanno adesso qualche giorno per riprendersi da questi terribili giorni che hanno vissuto e poi penseranno a riaprire velocemente il locale».
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L’accusa Locale che, secondo i carabinieri del Ros e il procuratore aggiunto Antonella Duchini, era «utilizzato dall’organizzazione come stabile luogo di incontro fra i sodali ed i vertici dell’associazione cirotana, nonché con il Papaianni». Era nel pub che secondo gli inquirenti convocava alcuni dei suoi «referenti perugini» e, sempre lì, Vittorio Farao (emissario di spicco della ‘ndrangheta calabrese) nel 2012 e nel 2013 ha incontrato «alcuni dei sodali umbri». Ma per il giudice Alberto Avenoso, dopo l’interrogatorio di garanzia, «non ci sono indizi relativi alla compartecipazione» dei fratelli Crugliano, e i fatti «non sarebbero dimostrati». Anzi per il gip, è stato dimostrato che i personaggi scomodi, erano «clienti occasionali, che pagavano regolarmente i pranzi consumati. E avevano a che fare con i fratelli solo per il fatto che i due gestivano la sala e il servizio ai tavoli».
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Riesame Anche un altro giovane albanese, arrestato in un primo momento, è stato spostato ai domiciliari. Sono invece circa una quindicina di persone ad aver fatto ricorso al tribunale del riesame per chiedere la revoca della misura cautelare che gli è stata imposta. Lunedì prossimo dunque, sarà il collegio presieduto dal giudice Giuseppe Narducci a scrivere una nuova pagina dell’inchiesta ‘Quarto Passo’.
‘Quarto passo’ L’operazione, secondo quanto emerso, ha messo in evidenza un’organizzazione ‘ndranghetista collegata alla cosca Farao Marincola di Cirò capeggiata dal pregiudicato Natalino Paletta, attiva nel capoluogo umbro dal 2008. Un territorio, quello umbro, «a torto ancora ritenuto da taluni “isola felice” ed invece in via di progressiva “mafizzazione”» secondo quanto scrive il gip di Perugia Alberto Avenoso nell’ordinanza. «L’associazione di tipo ‘ndranghetista stanziatasi in Perugia – spiega il giudice – non può, semplicisticamente essere definita come un’articolazione periferica della struttura criminale calabrese sorta e radicata nel territorio d’origine, ma si configura invece come un’autonoma associazione composta da soggetti residenti in Umbria da oltre un decennio, i quali, pur avvalendosi dei metodi tipici delle associazioni di tipo mafioso e chiaramente conservando gli originari rapporti di parentela e contiguità con soggetti operanti nella regione di provenienza, operano autonomamente ed in via esclusiva in Umbria, conservando sempre un “basso profilo” criminale, al fine di non attirare sull’organizzazione l’attenzione delle forze dell’ordine».
