La sala consiliare del Comune

di Daniele Bovi

Uno strumento in teoria «eccezionale e temporaneo» che, invece, sarebbe stato utilizzato «in modo patologico e abusivo». Così la Procura regionale della Corte dei conti dell’Umbria ha parlato, nel corso dell’udienza che si è tenuta mercoledì, delle proroghe decise dall’ex giunta del Comune di Narni e da alcuni dirigenti a proposito di alcuni servizi; una vicenda per la quale la magistratura contabile ha deciso di citare in giudizio l’ex sindaco Francesco De Rebotti, tutti i suoi cinque assessori (compreso l’attuale primo cittadino Lorenzo Lucarelli) e cinque dirigenti del Comune.

La vicenda Nel mirino della Procura contabile, che si è mossa sulla base di un esposto anonimo, sono finiti quelli che definisce «plurimi reiterati affidamenti diretti e proroghe illegittime» in favore di due cooperative relative agli anni che vanno dal 2012 al 2021. In particolare si parla di appalti per la pulizia degli uffici comunali, dei servizi cimiteriali, per la gestione dell’infopoint turistico, del centralino e dell’uscierato. Secondo l’accusa queste proroghe avrebbero prodotto un presunto danno erariale pari a 211.303 euro, calcolato – e questo è un nodo chiave della vicenda – tenendo conto della minor somma pagata dal Comune per questi servizi dopo averli affidati con le consuete gare. Soldi che gli 11 imputati dovrebbero restituire al Comune.

Proroghe In totale si parla di affidamenti diretti per 3,5 milioni di euro e di decine di proroghe: 15, ad esempio, per i servizi cimiteriali, 12 per le pulizie, 20 per il centralino in 8 anni, 14 per l’infopoint. «Si tratta – ha detto il pm Enrico Amante nel corso dell’udienza che si è celebrata davanti alla Sezione giurisdizionale – di macroscopiche illegittimità che gli organi politici e quelli amministrativi dovevano individuare». Una delle due coop in questione è di tipo B (l’altra di tipo A e B no profit), quelle che si occupano della gestione di attività finalizzate all’inserimento lavorativo di persone svantaggiate. «Tema – ha detto il procuratore – a cui siamo sensibili ma sul quale servono controlli stringenti che invece, in questo caso, hanno difettato». Per l’accusa poi a queste coop possono essere affidati solo servizi strumentali, non quelli pubblici, e gli importi devono essere inferiori alla soglia comunitaria, oltre la quale serve la gara.

La difesa Ricostruzione contestata su diversi fronti dalle difese, a partire dal modo in cui è stato calcolato il presunto danno. Per i legali il ribasso offerto in sede di gara non è un parametro idoneo per quantificarlo, dato che si parla di soggetti giuridici differenti, con contratti applicati ai lavoratori – e quindi costi – differenti, così come certi parametri relativi ai servizi messi a gara nel corso degli anni. Nel rimpallo tra parte politica e dirigenza, poi, da una parte è stato sottolineato che su tutti gli atti della giunta (in un caso Lucarelli non era neppure presente) c’era il parere di regolarità tecnica, mentre i dirigenti hanno spiegato che gli atti dell’esecutivo imponevano di utilizzare coop di tipo B. Per tutti, inoltre, non c’è prova di dolo (neppure eventuale). In generale le difese hanno spiegato che le due coop non sono state avvantaggiate e che, molto più banalmente, altre non erano neppure interessate come testimoniato dalle ricerche di mercato fatte. Quanto all’inserimento dei lavoratori svantaggiati, le difese hanno precisato che la legge è stata rispettata e che neppure la Regione, a proposito dei progetti, ha mai obiettato nulla. La sentenza arriverà nelle prossime settimane.

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