Simone Scerna e il luogo dell'incidente

«I lavori per messa in sicurezza del tratto tra Spoleto e Castel Ritaldi sono soltanto un primo passo, tragicamente tardivo ma anche incompleto sotto il profilo della progettazione». Interviene sul cantiere recentemente aperto sulla Tuderte, la famiglia Scerna che poco più di un anno fa su quella strada ha visto morire il proprio figlio, Simone 25 anni, padre di una bimba piccola.

L’esposto Una tragedia immensa che ha scosso un’intera comunità, ma anche fatto scattare l’esposto dei genitori del giovane che nel novembre scorso, depositando una memoria sull’incidente,  hanno chiesto alla procura di Spoleto di compiere ulteriori accertamenti per verificare eventuali responsabilità sulla morte da parte della Provincia di Perugia, ente competente per la Tuderte.

Messa in sicurezza della Tuderte Proprio qui in questi giorni sulla strada in questione sono iniziati i lavori finanziati nell’ambito del progetto Primis che prevede interventi per circa 180mila euro, nel tratto compreso tra Pontebari e La Bruna, dove ha perso la vita Simone Scerna. In particolare, nei lunghi rettilinei che complessivamente si allungano per 9,5 chilometri verranno piazzati dodici speed check, ossia uno ogni 800 metri, installati tre semafori per l’attraversamento pedonale anche in corrispondenza delle fermate del trasporto pubblico urbano, evidenziati anche con la posa in opera di segnalatori al led. Prevista anche la stesa di un bitume particolare, che assicura maggiore aderenza. Gli interventi sono iniziati lunedì 23 maggio e non si concluderanno prima di settembre.

La famiglia Scerna: «Tardivi e incompleti» Ed è proprio sulle misure definite per incrementare i lavori di sicurezza sulla Tuderte che interviene la famiglia di Scerna, attraverso lo studio legale 3A che li assiste con consulenti e legali: «Pochi mesi dopo la presentazione della memoria al pubblico ministero, l’Ente provinciale ha finalmente aperto i cantieri ma rimane il grande rammarico che nel pacchetto di interventi di sistemazione non rientri l’elemento più pericoloso di quell’arteria, i platani appunto, per i quali, almeno per ora, non è stata prevista la messa in opera di alcun dispositivo di protezione, oltre al fatto che ci siano voluti così tante vittime e un esposto perché chi di dovere si decidesse finalmente a mettere mano alla strada».

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One reply on “Morto a 25 anni sulla Tuderte, la famiglia: «Lavori per messa in sicurezza tardivi e incompleti»”

  1. La perdita di una giovane vita, per la famiglia, è una tragedia che lascia un vuoto ben difficilmente colmabile: posso solo immaginare il loro dolore.
    Ed è appunto solo a questo dolore che si può ascrivere la scelta di attribuire la responsabilità dell’ accaduto… agli alberi.
    Dall’ articolo e dagli altri linkati si può ricavare quanto segue: un uomo, che procedeva a velocità evidentemente sostenuta, perde il controllo della propria vettura e va a schiantarsi contro un albero. Ergo: è la presenza di quegli alberi che costituisce un grave pericolo. E quindi: vanno adeguatamente ingabbiati, in modo da renderli “inoffensivi”. Ricordo bene che ancora qualche decina di anni fà, per casi analoghi, si esigeva, tout court, l’abbattimento dell’ albero “assassino”-
    Ora, tutto si può fare… Ma mi chiedo: non basterebbe moderare la velocità?

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