di Enzo Beretta
Si è aperto questa mattina, davanti al giudice Elisabetta Massini, il processo per la morte di Andrea Serpericci, il 49enne di Todi deceduto l’11 gennaio 2024 a Valfabbrica dopo essere stato travolto da uno smottamento di terreno mentre si trovava all’interno di uno scavo. Due gli imputati, chiamati a rispondere di omicidio colposo in relazione all’infortunio mortale avvenuto nel cantiere. Nel corso dell’udienza odierna è stato disposto il calendario del dibattimento: i primi quattro testimoni indicati dal pubblico ministero Gennaro Iannarone verranno ascoltati nell’udienza fissata per il 25 novembre. Il procedimento prende le mosse dall’inchiesta coordinata dalla Procura di Perugia che, nei mesi successivi ai fatti, aveva portato all’iscrizione nel registro degli indagati dei due uomini ritenuti, a vario titolo, responsabili della gestione del cantiere e delle condizioni di sicurezza in cui operava la vittima.
Indagine Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, Andrea Serpericci perse la vita mentre era impegnato in lavori di sostituzione di una tubazione interrata. L’operaio si trovava all’interno di uno scavo profondo tra 1,7 e 1,9 metri, realizzato con pareti verticali e senza adeguate opere di contenimento del terreno. Proprio il cedimento di una delle pareti avrebbe provocato il crollo che lo investì, schiacciandolo e causandone il decesso per le gravi lesioni riportate – si legge negli atti della Procura – . Tra le contestazioni mosse agli imputati vi sono profili di negligenza, imprudenza e violazioni delle norme in materia di sicurezza sul lavoro, in particolare per non aver previsto il rischio di franamento e per non aver adottato adeguate misure di sostegno dello scavo. L’accusa contesta inoltre la mancata predisposizione di accorgimenti tecnici idonei a garantire la stabilità del terreno, reso ancora più fragile dalla presenza di infiltrazioni d’acqua. Il dibattimento entrerà nel vivo nei prossimi mesi, quando verranno ascoltati i primi testimoni e analizzati gli elementi raccolti nel corso delle indagini, tra cui consulenze tecniche e gli accertamenti medico-legali emersi nel corso dell’autopsia svolta dal dottor Sergio Scalise Pantuso. I due indagati sono difesi dagli avvocati Francesco Maria Falcineli, Diego Ruggeri, Francesco Cinque e Alessandro Bartoli Ciancaleoni.
