di M.R.

Il silenzio, la preghiera, il dolore, i fiori, il volo dei palloncini verso il cielo e la comunità che grida il suo nome. Se ne va così Francesco Radicchi, sulle note di Mannarino e Venditti. Non lo si incontrerà più per le vie del paese e neppure nelle sue amate forre, ma continuerà a vivere nel cuore di chi lo ha conosciuto.

Il saluto nella chiesa di Santa Maria Assunta

La sorella La sorella Raffaella in una lettera gli scrive: «Ho smesso di chiedermi perché, vorrei soltanto che mandassi un segnale, un soffio di vento o un raggio di sole che dica ‘qui va tutto bene’». E il cielo cupo delle 16 all’uscita dalla messa è azzurrissimo. La famiglia al termine della celebrazione ha ringraziato tutti per l’affetto dimostrato e ha spiegato a chi ha ‘giudicato’, che Francesco non è morto perché faceva uno sport estremo, ma perché lo ha voluto il destino.

I funerali Non c’è abbastanza spazio nella grande chiesa di Santa Maria Assunta, molti restano fuori ad ascoltare la messa. Tante lettere per salutarlo, la richiesta di sorridere come faceva sempre lui, ma trattenere le lacrime è difficile, difficilissimo. Sulla bara la maglia del capitano della Roma, la sua squadra del cuore, un moschettone a simboleggiare il suo amore per gli sport estremi, i suoi braccialetti, le foto che lo ritraggono felice e sereno. Perché come ha detto il sindaco di Montefranco, Rachele Taccalozzi «Francesco era entusiasta della vita».

«Francesco è vicino a noi, è solo andato più avanti», il saluto del frate suo amico: il video

Le lettere Gli scrivono anche i genitori, troppo addolorati per leggere quelle parole in chiesa, lo fa la sorella Caterina per loro. Tra le righe, il ricordo di quando è partito per quel viaggio in Francia dicendo «Ciao mammì», la mamma gli dice: «Il calore di quell’abbraccio non lo dimenticherò mai e ora che sei con gli angeli, insegna anche a loro a scalare, che di nubi da esplorare ce ne sono tante». La fidanzata con grande coraggio invita tutti a sorridere per salutarlo un’ultima volta e rivela: «Mi solleva che tu sia morto proprio durante l’escursione perché prima di ogni avventura mi dicevi ‘dovesse succedermi qualcosa lì, sappi che era proprio lì che volevo essere’ e mi consola che non fossi solo, fino all’ultimo istante i tuoi compagni sono stati con te, non smetterò mai di ringraziarli».

Zebbaro Il soprannome glielo hanno dato i compagni del gruppo zompafossi Montefranco, fondato da lui, insieme a loro. Sta a significare ‘zuzzurellone’, perché a lui piaceva scherzare sempre. «Siamo diventati sempre più numerosi, grazie a lui, al suo entusiasmo, la sua dedizione, il suo impegno. Era il nostro presidente e lo sarà per sempre». «Una letta strappa lacrime Francé, sì l’ho scritta – dice la sorella Raffaela – ancora non ci credo. Ti chiamo al telefono ma non rispondi, ti cerco, ti penso, ti vorrei qui con me, mi sento come se avessi lasciato qualcosa in sospeso e non posso fare nulla, sono debole davanti alla consapevolezza di non poter fare più nulla». Lo salutano gli amici del gruppo Canyon Italia: «Eri energia, entusiasmo, animosità».

La fede Il parroco nella predica: «Mi trovo in grave difficoltà perché non è la prima volta che nella nostra comunità capita una cosa simile. Tanti hanno pianto una persona cara – fa l’elenco e a Montefranco si conoscono tutti, tra gli altri ricorda la giovane Maria Elena . Tante volte abbiamo visto vite spezzate dal destino, davanti a queste confermiamo la fede per speranza e carità. In questo periodo altre famiglie sono state toccate dal dolore; penso a Stefano, a Riccardo. Viene facile inveire contro Dio. Il papà di Riccardo ha detto ‘caro Dio non si toccano i figli’. Ma la morte – spiega – non è altro che un sonno, Francesco si è addormentato. Gesù dice non è morto ma dorme. Questa è la nostra fede, noi ci siamo affidati a Dio. Il silenzio e l’abbraccio di tante persone – dice ai familiari – vi danno sollievo come pensare sia morto facendo quello che amava. A me  – prosegue Don Daniel – dà più sollievo pensare che Francesco era solito fare i gesti del passo del Vangelo, dar da mangiare agli affamati, da bere agli assetati. Un amico di tutti. Alla famiglia dico fate gesti d’amore e carità in nome di Francesco per dare eternità al suo amore».

Il sindaco La data della morte di Zeb, il 15  settembre, coincide con la ricorrenza della Beata Maria Vergine addolorata, alla Madonna consegnano il figlio senza vita. «Da quella immagine prendete forza – esorta il prete -affidiamoci alla Madonna e a San Bernardino patrono di Montefranco». Il sindaco del paese, profondamente commossa, ricorda l’impegno di Zebbaro: «Resterà per sempre nei ricordi di tutti noi – dice a nome dell’intera amministrazione comunale – come una persona buona, affettuosa, entusiasta della vita. Fu il primo ad accettare di mettersi in gioco per le elezioni, ha vissuto l’esperienza di consigliere con spirito costruttivo. La sua prima scelta fu quella di non percepire l’indennità, non ha voluto neanche sapere quanto gli spettava. Era così coinvolgente, aveva creato il gruppo whatsapp e ci segnalava sempre i problemi, faceva persino la conta dei lampioni bruciati e delle buche. Fu lui – ricorda – ad organizzare un convegno nella giornata contro la violenza sulle donne».

L’addio Al termine della cerimonia i ringraziamenti della famiglia a tutti coloro che in questi giorni hanno mostrato affetto e vicinanza, all’uscita della chiesa il volo dei palloncini, un respiro di libertà, baci lanciati verso il cielo per raggiungere Zeb e dirgli ‘ci ritroveremo’. Parte l’applauso, si grida ‘Francesco’ e si alza il volume della musica, tanto rumore per coprire il silenzio del vuoto che lascia.

Twitter @martarosati28

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