di Daniele Bovi
«Al momento l’unica cosa sicura è che un errore c’è stato e che qualcuno ha sbagliato». A parlare è l’ingegner Ugo Ravaglioli, progettista insieme al professor Filippo Arredi, luminare della materia e «maestro» dello stesso Ravaglioli della diga di Montedoglio, la cui costruzione occupò gli anni che vanno dal 1977 al 1993. Nella notte tra il 29 e il 30 dicembre scorso invece, la grande paura con un muro laterale del canale di scolo che è venuto giù mettendo in apprensione tutto il territorio dell’Altotevere.
Professore, come spiega un simile danno a una struttura relativamente giovane come quella di Montedoglio?
«Sinceramente non me lo spiego. Ancora non ho avuto modo di approfondire e al momento le ipotesi sarebbero campate per aria, bisognerà vedere ma di certo è una cosa molto strana. Una cosa che è successa ma che non sarebbe dovuta succedere».
Una porzione enorme di cemento armato è venuta giù durante il primo collaudo a invaso pieno
«Il fatto che sia successo la prima volta è sicuramente grave, ma non sarebbe stato meno grave se il tutto fosse successo la decima volta, semplicemente per il fatto che queste cose non devono succedere né durante la prima né durante la decima volta. Mi spiego: qui non siamo di fronte a un evento imprevisto tipo una frana. In questo caso non c’è niente di non previsto. Ora saranno gli organi preposti che dovranno accertare cosa sia successo. Per fortuna non è accaduto nulla di grave».
Se, come dice lei, non c’è niente di non previsto, dove vanno cercate le responsabilità?
«Una delle cose da accertare, ad esempio, è se ci sono stati problemi di ordine geologico, categoria molto ampia. Faccio un esempio. I lavori di questo tipo sono molto complessi e prevedono una catena di direzione molto lunga: c’è un progettista, c’è un direttore dei lavori, c’è l’impresa che realizza, c’è un consulente geologo e così via. Consulente geologo che dà al progettista un quadro della situazione sulla base del quale poi si va ad operare. E’ però solo dopo, quando si aprono gli scavi, che si scopre qual’è il quadro geologico della situazione. Nei capitolati messi a punto dal professor Arredi era scritto in modo esplicito che i calcoli relativi al cemento armato andavano fatti dopo l’apertura degli scavi e non prima».
L’obbligo di fare quei calcoli insomma fu in capo all’azienda che realizzò l’opera.
«Sì, una struttura come questa, che deve reggere e sostenere, deve essere studiata dopo e non prima, prima può solo essere fatta una valutazione. Il calcolo strutturale insomma doveva farlo l’impresa. Ripeto però, queste sono tutte ipotesi. Ora chi di dovere dovrà accertare cosa è successo, capire dove c’è stato stato lo sbaglio perché l’errore c’è. Qualcuno ha sbagliato».


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