Un uomo del Soccorso alpino

di Daniele Bovi

Non stava salendo, stava scendendo. Anzi, si stava preparando ad affrontare la discesa. Poi qualcosa, evidentemente, è andato storto facendolo precipitare giù per oltre venti metri. Un volo che non gli ha lasciato scampo. Sono ancora molti gli interrogativi da chiarire intorno alla morte del dottor Riccardo Cecati, lo psichiatra, molto conosciuto nell’area del Perugino e del Trasimeno, deceduto nel pomeriggio di sabato mentre stava per scendere lungo una parete a Sant’Angelo in Panzo, sul monte Subasio. I carabinieri di Assisi insieme agli uomini del Soccorso alpino umbro e del Gruppo speleologico Cai di Perugia stanno cercando di ricostruire la dinamica di quanto successo per rispondere alla domanda fondamentale: come mai Cecati è precipitato nel vuoto?

La dinamica Nella serata di sabato le prime informazioni raccolte sul posto parlavano di un incidente occorso al 66enne psichiatra perugino mentre quest’ultimo stava scalando una parete. Grazie alle indagini fatte in seguito però il quadro è cambiato: Cecati non stava salendo, bensì si preparava a scendere. Sulla cima della parete, molto nota tra gli appassionati, ci si arriva attraverso un sentiero. Una volta sul punto giusto, si prepara tutto per la discesa attrezzando la parete e infatti, secondo quanto spiegano gli uomini del Soccorso alpino, il 66enne aveva approntato le corde e tutto il resto. A far capire però che il medico non aveva ancora iniziato la discesa due dettagli fondamentali: la presenza, sul sentiero, del suo zaino, e il fatto che il discensore, ovvero lo strumento che si aggancia a una corda e che viene usato per scendere, era ancora chiuso. Quindi, non è mai stato utilizzato.

Perché è caduto? Ma allora perché lo psichiatra è caduto? Un malore improvviso tale da fargli perdere l’equilibrio? Una scivolata? Una risposta al momento non c’è anche se il quadro della situazione potrebbe divenire più chiaro grazie all’autopsia che è stata disposta sul corpo di Cecati e che verrà svolta lunedì o martedì. Di sicuro, come raccontano gli amici del Cai di Perugia, gli stessi che sono stati chiamati dalla famiglia, allarmata dal non veder tornare il dottore a casa, e gli stessi che insieme ai vigili del fuoco e ai carabinieri hanno cercato e poi trovato il corpo del loro amico, Cecati era una persona esperta, che frequentava la montagna da tempo e che da altrettanto si misurava con le discipline che su di essa si praticano. Cordoglio per la morte dello psichiatra è arrivato domenica da parte dell’Ordine degli psicologi dell’Umbria, che «si associa al dolore dei familiari e dei colleghi della Asl 1 esprimendo le proprie condoglianze per la tragica e prematura scomparsa».

Il ricordo Giacomo Chiodini invece, sindaco di Magione, un territorio dove Cecati (tra l’altro figlio di quel Vittorio che nel 1976, per il Pci, fu nominato assessore regionale alla Sanità) era conosciuto e stimato, parla dello psichiatra come di uno «uno dei volti più conosciuti della psichiatria a Perugia e al Trasimeno, dove era anche responsabile dei servizi materno-infantile e di riabilitazione per l’età evolutiva. Un professionista di straordinaria umanità. Nella sua carriera ha fatto molte cose, ma – anche se prossimo alla pensione – continuava ad essere impegnato in prima persona in numerosi progetti innovativi per migliorare il mondo della salute mentale. Ci mancherà tantissimo al Trasimeno come in Umbria».

Twitter @DanieleBovi

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