Banca Popolare di Spoleto (foto Fabrizi-U24)

di Daniele Bovi e Chiara Fabrizi

Siena lascia Spoleto. E lo fa in uno momento topico, con la magistratura al lavoro e un aumento di capitale alle porte. Il secondo scossone in tre settimane fa male, la botta è grossa. Entro sei mesi il 26% della Banca Popolare di Spoleto (Bps) ad oggi in mano a Monte dei Paschi (Mps) dovrà essere sistemato. Secondo una prima stima circolata e da più parti definita «verosimile», si tratterebbe di un’operazione da circa 70 milioni di euro. La Scs si è affrettata a comunicare «la presenza di manifestazioni di interesse», i potenziali investitori sarebbero almeno tre.

Siena se ne va Calma ostentata a parte, la disdetta dell’accordo parasociale pesa. La decisione di Siena, con tutta probabilità prospettata alla presidente della Regione Catiuscia Marini nel corso dell’incontro con Profumo di due giorni fa, rompe il patto stipulato tra Scs e Mps il 30 marzo 2010 su 22.972.924 azioni ordinarie Bps, pari al 77,22% del capitale sociale, quotate presso il mercato telematico azionario. Il preavviso di recesso inviato da Rocca Salimbeni a palazzo Pianciani scadrà tra sei mesi, a gennaio 2013 un nuovo investitore dovrà essere al fianco della Scs del presidente Giovannino Antonini. Alla base della decisione di Mps ci sarebbe il deterioramento dei rapporti con la banca spoletina generato, in primis, dalla ormai nota relazione di Bankitalia che aveva sconquassato palazzo Pianciani. E in più Siena non condividerebbe in pieno il percorso disegnato da Spoleto.

Bps verso l’aumento di capitale Aspetti non di poco conto, specie se si considera che Mps ha aperto una fase di cessione di asset importanti. Per gli addetti ai lavori, insomma, tra inchieste e manovre, l’exit strategy della banca senese non sarebbe esattamente un fulmine a ciel sereno. Qualche segnale, del resto, c’era stato. Non più tardi del 13 luglio scorso, a proposito delle voci che volevano Mps pronta a sottoscrivere una ricapitalizzazione da sette milioni di euro, la banca senese precisava in una nota che «in merito all’operazione di aumento di capitale sociale di Bps, i propri organi deliberanti non hanno al momento ancora preso alcuna decisione». Sull’operazione Radiocor spiega, però, che giovedì scorso Siena ha deciso di votare a favore nella assemblea straordinaria della Bps del 10 agosto, il via libera alla ricapitalizzazione non implica la volontà di sottioscrizione. Diverse, invece, le intenzioni sull’emissione di obbligazioni convertibili per altri 70 milioni, operazione che come dichiarato da Profumo nei giorni scorsi «non e’ stata concordata».

Investitori Spoleto, quindi, si prepara a un’altra manovra. Già nelle ore immediatamente successive alla decisione di Rocca Salimbeni, la Scs, socio di maggioranza al 51% della Bps, ha reso noto: «Le diverse manifestazioni di interesse all’acquisizione delle quote che sono pervenute, sin da questi primi momenti, al management di Scs saranno vagliate. L’attenzione dimostrata dagli investitori – è detto ancora – è certamente da porre in relazione agli ottimi risultati che la Bps sta ottenendo nel 2012». Non è chiaro quante le proposte arrivate sul tavolo della Scs, qualcuno parla di almeno tre offerte, ma nessuno proferisce parola.

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