Monsignor Paglia

di Chia.Fa.
Twitter @chilodice

Diritti alle coppie gay, monsignor Vincenzo Paglia apre cautamente. Cita Giorgio Gaber e sorprende l’opinione pubblica, il presule per dodici anni alla guida della diocesi di Terni, da giugno neo presidente del Pontificio consiglio per la famiglia, che lunedì, rispondendo ai giornalisti a proposito delle discriminazioni subite dai gay, si è detto favorevole «al riconoscimento dei diritti per le coppie di fatto e omosessuali secondo il Codice civile e all’ammissione dei divorziati risposati alla Comunione».

Paglia: «Matrimoni no, diritti sì» Stando alle dichiarazioni riportate da repubblica.it e ilfattoquotidiano.it, che all’intervento del prelato durante la presentazione degli atti dell’ultimo Meeting internazionale sulla famiglia hanno riservato ampio spazio, monsignor Paglia avrebbe spiegato: «Sul tema del matrimonio gay, la nostra posizione è nota, ma le discriminazioni sono un altro conto». Prima i paletti ben piantati: «La Costituzione italiana parla molto chiaro – ha affermato il presule – ma prima ancora era stato il diritto romano a stabilire cosa fosse il matrimonio e anche Giorgio Gaber diceva che donna e uomo sono destinati a restare diversi, perché senza due corpi differenti e pensieri differenti non c’è futuro». Poi l’apertura inaspettata: «Ma questo non significa – ammette – che non si debbano riconoscere i diritti delle coppie di fatto, anche gay, è tempo che i legislatori se ne preoccupino».

Paglia: «Soluzioni di diritto privato» E articola cautamente: «Altri affetti non giustificano il matrimonio che implica la genitorialità, la specificità della famiglia e la sua natura di elemento fondamentale della società, non può essere confuso con altre forme di unione, anche se i diritti individuali vanno garantiti visto il moltiplicarsi di situazioni, trovando soluzioni di diritto privato in grado di tenere in conto anche degli aspetti patrimoniali». Non solo. Qualche parola monsignor Paglia la spende anche sulle discriminazioni: «Un conto è il tema del matrimonio gay, un altro sono le discriminazioni. Nel mondo – ha sottolineato Paglia – ci sono forse 25 Paesi dove l’omosessualità è reato. Mi augurerei – ha scandito – che come Chiesa combatteremo tutto questo».

L’apertura Una posizione che sembrerebbe in contrasto con le parole dal cardinale Angelo Bagnasco che, commentando l’approvazione in Francia del primo articolo per l’istituzione del matrimonio delle coppie gay, ha affermato: «Siamo vicini al baratro». Di più. Come riporta ilfattoquotidiano.it, poco meno di due mesi fa Papa Benedetto XVI aveva benedetto, durante un’udienza, Rebecca Kadaga, sostenitrice in Uganda della pena di morte per i gay imputati per reati particolarmente gravi ma anche per una pena di 14 anni di reclusione per gli omosessuali che convivono.

La reazione dell’associazionismo Gelida la reazione di Aurelio Mancuso presidente di Equality Italia, che a repubblica.it spiega: «Proporre per le coppie gay il riconoscimento di diritti individuali nel quadro del diritto privato significa mantenere l’attuale situazione di assenza del diritto». Tiepida quella di Franco Grillini presidente di Gaynet che, invece, dichiara: «Per la prima volta un alto prelato riconosce che esistono anche i diritti delle coppie omosessuali e che nel mondo ci sono molti paesi dove l’omosessualità è reato».