di Marta Rosati

«Ho provato due volte a premere il grilletto e non ce l’ho fatta, poi ho trovato il coraggio quando lei mi ha chiesto: ‘che hai un coltello? Mi vuoi ammazzare?’, sembrava una richiesta. Era serena. Ho sparato». Così Roberto Pacifici lunedì mattina davanti al giudice per le indagini preliminari Simona Tordelli. L’80enne di Amelia, accusato dell’omicidio della moglie Emanuela Rompietti, collegato in videoconferenza dal carcere di Terni, ha sostanzialmente confermato la versione dei fatti resa al pubblico ministero Barbara Mazzullo la notte di Natale. Non sopportava di vedere soffrire la donna e l’ha uccisa con due colpi di pistola al cuore il 24 di dicembre poco prima della mezzanotte. Dopo l’udienza di lunedì mattina il giudice ha disposto la scarcerazione dell’ex medico accogliendo tutte le richiese dell’avvocato Francesco Maria Orsini: per lui domiciliari in una Rsa nell’Amerino.

IL LUOGO DEL DELITTO: FOTOGALLERY

L’omicidio la notte di Natale L’Alzheimer aveva ridotto la donna in condizioni inaccettabili per il suo compagno di vita. La malattia aveva evidentemente cancellato l’allegria e la forza che molti nell’Amerino ricordano della ex maestra di scuola elementare descritta come una donna aperta e divertente. La comunità amerina e le sue colleghe la ricordano con affetto sui social dove la sindaca Laura Pernazza, ha espresso vicinanza alla famiglia a nome di tutta l’amministrazione comunale. La coppia ha due figli, uno dei quali assieme alla sua fidanzata, vive in quella stessa vileltta in strada di Sant’Angelo ad Amelia dove nei giorni scorsi si è consumata la tragedia familiare. Sarebbe stato lui a disarmare il padre e chiamare soccorsi e forze dell’ordine.

Richiesta di arresti domiciliari L’avvocato dell’uomo, Francesco Maria Orsini, nominato legale di fiducia, ha avanzato al giudice la richiesta di scarcerazione dell’uomo e proposto in alternativa la custodia cautelare ai domiciliari, nell’abitazione dell’uomo o in una casa di riposo dell’Amerino con la quale ci sarebbero già interlocuzioni per la disponibilità ad ospitare l’anziano che in qualche misura si è detto pentito del gestito anche per il fatto che, pur essendo anziano, non potrà più condurre la vita di prima. Dopo quarant’anni di servizio all’ospedale di Narni come medico cardiologo, Pacifici tuttora svolgeva attività libero professionale. Nella giornata di lunedì il giudice ha disposto la scarcerazione dell’uomo concedendogli i domiciliari in un Rsa; l’avvocato ha inoltre chiesto per l’uomo la possibilità di avere contatti regolari e frequenti con i propri figli. L’80enne, da parte sua, ha espresso inoltre il desiderio di tornare in possesso del telefono cellulare: accolte tutte le richieste.