La conferenza stampa di Cgil e Fiom

Riguarderà circa 25 mila lavoratori, secondo la Fiom Cgil, lo sciopero di otto ore dei metalmeccanici, proclamato per venerdì prossimo, 28 gennaio, con tanto di manifestazione regionale, che si terrà alle 9.30 davanti alla concessionaria Fiat di via Piccolpasso, a Perugia. La mobilitazione è stata presentata nel corso di una conferenza stampa nella sede della Cgil dai segretari generali della Fiom di Perugia e Terni, Maurizio Maurizi e Attilio Romanelli. Dalla provincia di Terni partiranno per Perugia 5-7 pullman, altri ne partiranno dall’Alta Umbria e da Foligno. Nel corso della mattinata prenderanno la parola molti lavoratori delle varie realtà umbre oltre ai rappresentanti della Fiom e della Cgil. Per la Fiom nazionale interverrà Fabrizio Potetti.

Fiat avanguardia attacco ai diritti Quella di manifestare davanti alla rivendita della Fiat è, per gli organizzatori,  «una scelta non certo casuale perché Fiat rappresenta in questo momento l’avanguardia di un attacco ai principi e ai valori della Costituzione Italiana e ai diritti di lavoratori e lavoratrici. Con gli accordi di Mirafiori e Pomigliano infatti – hanno sottolineato i segretari Fiom – si aumenta lo sfruttamento e l’orario di lavoro, si lede il diritto di sciopero e si riduce la retribuzione a chi si ammala cancellando così in colpo solo anni di lotte e di conquiste».

Cassa integrazione raddoppiata E al fianco della Fiom venerdì ci sarà anche la Cgil. Lo ha ribadito Mario Bravi, segretario generale del sindacato umbro, che ha sottolineato come tutta la confederazione sia pienamente coinvolta nella battaglia a difesa dei diritti e del contratto nazionale. «Il modello Marchionne va respinto con forza e qui in Umbria in modo particolare – ha affermato Bravi – perché il fatto che la nostra regione, con livelli salariali più bassi della media nazionale, stia subendo in maniera pesante gli effetti della crisi, dimostra che da essa non si esce abbassando il livello delle tutele e dei diritti, ma invece costringendo il sistema delle imprese a misurarsi su un nuovo modello di sviluppo». Bravi ha anche portato alcuni nuovi dati dell’osservatorio Cgil sulla situazione di crisi che continua a colpire la regione. «I numeri della cassa integrazione a dicembre continuano ad essere allarmanti – ha detto – siamo infatti la regione in cui l’incremento di ore autorizzate rispetto a dicembre 2009 è più forte: +94,85%, contro una media nazionale del 31,68%».

Perugia: cig agli sgoccioli Così come preoccupante è la situazione del settore metalmeccanico. «In provincia di Perugia – ha detto Maurizi – solo un piccolissima quota di aziende sta vivendo una lieve ripresa di fatturati e volumi, mentre permangono molte situazioni critiche. Oltre alla ben nota Merloni – ha proseguito – abbiamo diverse aziende di 200-300 dipendenti che stanno finendo la cassa integrazione straordinaria (Trafomec, Nardi, settore installazioni telefoniche). E poi c’è la Black&Decker a Perugia in cui sta per scadere il contratto di solidarietà».

Terni: allarme Emicom «Nel Ternano invece a preoccupare sono soprattutto le Pmi – ha aggiunto Attilio Romanelli – qui abbiamo circa il 34% di lavoratori interessati dalla cassa integrazione. E la situazione più a rischio è nella meccanica, dove si lavora con gli ordinativi dell’anno precedente e dove quindi gli effetti della crisi sono assolutamente tutti presenti. Qualche segnale positivo si registra invece in Thyssen – ha concluso Romanelli – dove è in atto una piccola ripresa dei volumi». Poi Romanelli ha voluto richiamare l’attenzione su un caso specifico: quello della Emicom (sedi a Massa Martana e Terni). «Qui ad aprile scade la cassa integrazione straordinaria per dismissione – ha ricordato – e ci sono 180 lavoratori tra diretti e indotto che rischiano di restare senza alcuna copertura economica. Si tratta di un caso drammatico – ha aggiunto Romanelli – l’esatto contrario di quello che l’impresa moderna dovrebbe essere. Ma ora quello che preoccupa di più è il silenzio che è calato sulla vicenda. Venerdì manifesteremo anche per dare voce a questi lavoratori».

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