«Se il processo ad Amanda Knox e a Raffaele Sollecito si fosse tenuto in un qualsiasi Stato americano quei due ragazzi sarebbero nel braccio della morte di qualche penitenziario ad attendere il loro turno per l’iniezione letale». Lo dice Alfredo Mantovano, ex magistrato e sottosegretario all’Interno, intervistato dal settimanale ”A”.
Lezioni inaccettabili Il sottosegretario attacca l’aggressione mediatica sferrata dagli Stati Uniti. «E’ stato inaccettabile – osserva – il loro tentativo di darci lezioni. Hanno criticato senza mai entrare nel merito, hanno provato a mettere sul banco degli imputati chi ha condotto le prime indagini. E a difendere Amanda arrivando ad accusarci di sequestro di persona senza capire che gli elementi raccolti in primo grado erano netti, pesanti».
Giudici inesperti Mantovano critica poi le scelte fatte per il processo d’appello. «Per un caso così delicato e con un’attenzione mediatica così forte – spiega – servono giudicanti di specifica esperienza e invece si sono ritrovati due giudici privi di competenza penalistica: Claudio Hellmann Pratillo, il presidente della sezione lavoro della Corte e Massimo Zanetti della sezione civile della Corte. Magistrati rispettabilissimi, ma senza alcuna esperienza di grandi processi penali. E’ come se per arbitrare la partita più importante della serie A non si facesse ricorso all’arbitro più capace e più esperto ma a un arbitro, probabilmente ottimo, ma che avendo esperienza solo di campi di provincia non sappiamo come può reagire di fronte alla pressione di ottantamila spettatori».


… E chi ce li ha messi i giudici “inesperti” in appello? Se non i nostri bravi organi nazionali? Poi… Occorrerebbe maggior chiarezza nelle esternazioni: La pena di morte negli U.S.A. non è presente nella totalità degli Stati ma solo in alcuni, più precisamente in quelli in cui i cittadini l’hanno votata e non tutte le esecuzioni hanno il sistema della iniezione letale.