di Ivano Porfiri e Francesca Marruco
Le reali intenzioni di Raffaele Sollecito, che mentre la Corte d’assise d’appello di Firenze era in camera di consiglio a decidere del suo futuro, ha preso la macchina e insieme alla fidanzata Greta è andato prima in Austria e poi di nuovo indietro in Italia, non si sapranno mai. E’ evidente che lo spingersi all’estero, seppure poi rientrando in patria, si presta ad interpretazioni non proprio benevole nei confronti dello studente barese. Impossibile non chiedersi se abbia valutato di fuggire. Impossibile avere una risposta certa. Il dato di fatto è che quando Raffaele Sollecito è stato cercato dalla squadra mobile della questura di Udine venerdì mattina era in un hotel, ed è andato spontaneamente a consegnare il suo passaporto. E tanto basta. Nessuna fuga dunque, ma anche nessuna bella figura davanti al mondo che giovedì più di ogni altro giorno, voleva sapere dove fosse Raffaele.
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Lo tenevano d’occhio Nelle prime ore della mattinata di venerdì la squadra mobile di Firenze, in collaborazione con quella di Udine, ha notificato la misura cautelare del divieto di espatrio, ritirando il passaporto a Raffaele Sollecito. Lo stesso, si legge in una nota, aveva raggiunto un paese tra Udine e Tarvisio già giovedì. La polizia monitorava la posizione di Sollecito, comunque, già da prima che venisse emessa la sentenza. Dopo aver passato qualche ora nella questura di Udine, e aver espletato tutte le formalità di rito, venerdì poco dopo pranzo Sollecito si è allontanato insieme alla fidanzata.
Giro in Austria E’ stato lo stesso Sollecito a dire agli agenti di polizia in questura di essersi recato in Austria giovedì pomeriggio insieme alla fidanzata e di essere poi rientrato in Italia in serata subito dopo aver appreso della sentenza e della misura di divieto di espatrio disposta nei suoi confronti. «Sono rientrato in Italia appena saputo della sentenza, non ho mai pensato di scappare», ha detto. «Non appena saputo della sentenza – ha spiegato l’avvocato Luca Maori -, Raffaele ha fatto rientro in Italia e insieme alla sua fidanzata Greta si stava recando alla questura di Treviso a cui aveva intenzione di consegnare il suo passaporto, quando per una forte nevicata si sono fermati». I due giovani viaggiavano a bordo di una Mini Cooper intestata al padre di lei, una giovane hostess originaria di Treviso che Sollecito ha conosciuto in aereo.
Passaporto ritirato La polizia ha così eseguito la parte della sentenza della Corte d’assise di appello di Firenze che impone il ritiro del passaporto a Sollecito, condannato a 25 anni. Raffaele è stato trovato dalla squadra mobile in un hotel di Venzone in compagnia della fidanzata e portato in questura a Udine per la notifica del provvedimento. Venzone si trova vicino ai confini con Austria e Slovenia. L’avvocato Luca Maori ha voluto sottolineare che Sollecito ha seguito spontaneamente in questura gli agenti di polizia dopo che gli stessi lo hanno cercato.
«Sono innocente» Al telefono con Luca Maori, Sollecito ha ribadito di non essere un assassino: «Avvocato, io sono innocente – ha detto -. La battaglia va avanti». «Sono molto preoccupato per quello che sta succedendo – ha aggiunto-, ma voglio ribadire la mia totale innocenza». Forse cosa stesse facendo non lo sapremo mai. Forse non lo sa con certezza neanche lui, combattuto tra il desiderio di non perdere la sua libertà e quello di uscire da questa storia a testa alta.
Altra ordinanza In giornata, in molti hanno pensato che visto lo strano comportamento di giovedì di Sollecito potesse essere emessa a suo carico una misura cautelare più dura, ma è arrivata la smentita del presidente della Corte d’assise d’appello di Firenze Alessandro Nencini. Secondo il giudice non ne sussistono i motivi: la misura cautelare è stata eseguita, e Raffaele è in Italia. Sempre che il giovane barese non valuti diversamente nel prossimo futuro. Se resta in Italia e anche la Cassazione – a cui le difese faranno certamente ricorso – confermerà la sentenza di condanna, per lui si spalancheranno le porte di un carcere.

Corte d’Assise di Appello, non di Assisi…va bene che siamo in Umbria però cavolo!