Il giudice non concede il rito abbreviato a Briganti (foto F.Troccoli)

di Fabio Toni

Nessun giudizio abbreviato per Sergio Briganti, arrestato il 28 marzo del 2011 insieme all’ex direttore della Confcommercio di Terni, Leandro Porcacchia, per una «mazzetta» di 100 mila euro ai danni di un ristoratore ternano. Soldi che per l’accusa sarebbero serviti a «semplificare» l’apertura di un nuovo locale presso il complesso immobiliare «Le terrazze». In aula il giudice monocratico Simona Tordelli ha respinto l’ulteriore richiesta di giudizio abbreviato formulata dal legale difensore dell’imputato, l’avvocato Renato Chiaranti. Analoga richiesta era stava già avanzata durante l’udienza preliminare e anche in quel caso aveva trovato l’opposizione del gip.

Niente sconti o riduzioni di pena Per accedere al rito abbreviato, la difesa di Briganti ha fatto leva su tre «testimoni-chiave», nessuno dei quali però è stato ritenuto decisivo dal tribunale ai fini del giudizio. Uno, in particolare, era stato già ascoltato durante le indagini coordinate dal sostituto procuratore Elisabetta Massini. Il processo, quindi, si farà in aula e l’imputato – in caso di condanna – non potrà contare su sconti e riduzioni della pena. In aula l’avvocato Chiaranti ha in parte anticipato la linea difensiva del prossimo processo: per il legale non sussistono i presupposti dell’estorsione. Più plausibile parlare di «truffa» in ordine ai 100 mila euro chiesti al ristoratore ternano per aprire un nuovo locale. I due furono arrestati il 28 marzo di un anno fa in seguito all’operazione condotta dalla squadra mobile della questura di Terni. A differenza di Briganti, Porcacchia ha scelto la strada del patteggiamento, formalizzato lo scorso 8 febbraio davanti al gip Pierluigi Panariello.

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