di M.T.
Sul caso della mamma di Assisi, che ha denunciato l’ex compagno per violenze e che ora le viene tolto il figlio dal tribunale dei minori, prende posizione il legale di lui. Sostiene che la ricostruzione compiuta dai giornali è risultato delle ricostruzioni inventate dalla madre. Mentre sul piano giudiziario, il legale Franco Matarangolo afferma che questo caso non c’entra nulla con la Pas (sindrome di alienazione parentale). L’avvocato parla di «esigenza di riportare la verità dei fatti», ma anche di «rispetto dovuto all’impegno di tutti gli esperti e magistrati di comprovata esperienza e preparazione che si sono occupati del caso, in lunghi mesi di indagini e approfondimenti del Tribunale per i Minorenni di Perugia e della Corte di Appello sezione per i Minorenni di Perugia (che si sono avvalsi dei servizi sociali del Comune di Assisi), di educatori professionali, del Centro di Salute Mentale della Usl Umbria1, con l’equipe Multidisciplinare per la Valutazione delle capacità genitoriali e delle dirigenti psicologhe, oltre al curatore speciale del bambino, avvocato Lorella Mercanti».
Il papà Circa il papà del piccolo «è nel pieno delle capacità genitoriali – scrive il legale -, non vede il figlio da più di un anno. Non perché il figlio rifiuta di incontrarlo in quanto terrorizzato, come improvvidamente riferito e riportato senza verifiche nell’articolo pubblicato, bensì perché sono state create condizioni tali da rendere impossibili gli incontri programmati. Il buon rapporto padre-figlio è testimoniato da numerose relazioni degli educatori professionali che hanno assistito ai loro incontri, descrivendoli sereni e gioiosi». Va precisato che diverse di queste relazioni sono contestate dalla difesa della madre, nel merito e nel metodo. Quanto alle violenze, su cui è in corso un processo penale, «non sono vere». Il legale riporta un virgolettato del padre in cui dichiara: «Non sono mai successe né verso di lei né verso il figlio». «Si riferiscono – viene aggiunto – ad una refertazione del pronto soccorso dell’ospedale, presentata con una denuncia del marzo 2019 per fatti del 2016, che non evidenziava segni tangibili ma si limitava a riportare quanto riferito dalla signora esserle accaduto qualche giorno prima». Dice poi: «Nessuno l’ha mai obbligata in alcun modo a lavorare, infatti per un periodo è stata con il bimbo per poi riprendere gli studi, nel frattempo ha girato numerose aziende e differenti lavori senza nessun risultato». Ancora Matarangolo: «Non è mai mancato l’affetto dei familiari e tantomeno il supporto economico e nei riguardi del bimbo che è sempre stato amato dai nonni e da tutto il resto della famiglia».
La descrizione della madre Nella descrizione della madre il legale riferisce: «La signora, inquieta per il mancato acquisto di un appartamento da parte del padre di lui, un giorno minaccia telefonicamente il mio assistito dicendo che voleva schiantarsi con l’auto contro un muro, insieme al bambino. Lui spaventato, ha lasciato il lavoro e si è precipitato da lei cercando di calmarla». Sempre per la casa ha urlato: «pronunciando frasi oscene, minacciando il suicidio alla presenza del figlio. Dopo qualche minuto, suonarono al campanello ed era il vicino preoccupato dalle sue urla». Inoltre «nonostante il bimbo adorasse stare a casa dei nonni e passare il tempo con loro non gli era quasi mai consentito di accudirlo». Continua la descrizione sulla mamma: «Non avendo grandi possibilità economiche lei pretendeva macchine di ultimo modello e fuori dalle possibilità finanziarie. In quei pochi mesi chiedeva di avere automobili costose, nonostante fosse già in possesso di un’utilitaria acquistata da» lui.
«Racconto surreale» La difesa puntualizza anche su un altro episodio che la mamma sostiene essere raccontato dal figlio: «E’ surreale il racconto inventato dalla madre del piccolo sul cane ucciso a fucilate: non è mai accaduto! Quando lui è andato via il cane era ancora in vita ed è stato consegnato alla mamma di lei». Matarangolo afferma che il provvedimento del Tribunale per i Minorenni, determinato dopo due anni di attente indagini e approfondimenti sulle capacità genitoriali di madre e padre ha deciso, nell’esclusivo interesse del minore, di sospendere le responsabilità genitoriali della madre, di affidare temporaneamente il bambino ai servizi sociali, con il collocamento in una struttura, ha affidato al Servizio sociale del Comune di Assisi, in collaborazione con il Sevizio di riabilitazione dell’età evolutiva della Usl Umbria1, di attuare un graduale ripresa delle relazioni padre-figlio e di attuare relazioni madre-figlio in modalità protetta. Ha chiesto al Csm della Usl Umbria1 di mettere a disposizione della madre una struttura diversa da quella di Bastia Umbra, perché affrontasse un percorso di sostegno psicologico, accompagnato da periodici controlli specialistici».
La Pas Quanto all’alienazione «in detto provvedimento e nelle relazioni dei Servizi specialistici, fornite da personale di strutture pubbliche di riconosciuta professionalità, non si è mai parlato di Pas (sindrome da alienazione parentale), bensì di problemi di altra natura, a cui non facciamo cenno per rispetto della privacy della signora». «I numerosi decreti del tribunale per i Minorenni sono andati più volte al vaglio della Corte di Appello sezione per i Minorenni di Perugia, che su conforme parere della Procura Generale della Repubblica, ha nominato un curatore speciale del minore, nella persona dell’avv. Lorella Mercanti, esperta in materia di Famiglia, ravvisando una carenza delle competenze genitoriali della madre».
