di Ivano Porfiri
«Non è solo un semplice atto vandalico, ma uno sfregio grave alla vita e alla storia del Trasimeno, un segnale preoccupante di inciviltà». È molto amareggiato il sindaco di Magione, Giacomo Chiodini. Non si aspettava che ci si potesse spingere fino a tanto. L’amara scoperta è stata fatta venerdì mattina, mentre si sistemava l’area per una importante iniziativa della Lega navale di San Feliciano: l’ultimo esemplare del ‘Barchetto del Trasimeno’, posizionato nel cortile del Museo della pesca, ridotto in cenere.
Atto vandalico L’incendio – secondo quanto ricostruito – è avvenuto intorno a mezzanotte di giovedì. Probabile che sia stata usata benzina o qualche altro combustibile. I rilievi della municipale di Magione chiariranno la dinamica. L’atto è stato anche denunciato ai carabinieri.
Il Barchetto «Era un simbolo della vita e dell’economia del lago – scrive Chiodini su Facebook dando la notizia -. Risalente ai primi decenni del Novecento, veniva utilizzato per un tipo di pesca a strascico detta “Gorro”. Alla barca nel tempo era stata aggiunta una cabina per il trasporto delle persone verso Isola Polvese. Era stato restaurato qualche anno fa da Jean Pierre Capolsini ed oggetto di studio da parte di Arbit (Associazione recupero barche interne tradizionali). E’ un fatto che non va declassato a semplice ragazzata, è molto più grave. Proprio per questo si spera che i colpevoli siano alla fine individuati».
Sospetti su baby gang L’incendio fa pensare e una serie di atti vandalici avvenuti negli ultimi tempi a San Feliciano. «Scritte sui muri, vetri rotti, qualche legno bruciato – riporta il sindaco – ma mai avremmo pensato che si potesse arrivare a tanto. Fa male in sé ma anche per il momento: oggi c’è la troupe di Linea Blu, domani verranno qui il prefetto e il contrammiraglio della Lega navale per una importante iniziativa sulla sicurezza in acqua. La scelta del momento fa quasi pensare a una certa premeditazione».
Grave perdita Per il suo alto valore storico l’amministrazione comunale si stava adoperando nella ricerca di fondi e maestranza al fine di effettuare un completo restauro del mezzo nautico. «Una grave perdita che priva il patrimonio storico e antropologico del museo di un pezzo unico» è il commento di Vanni Ruggeri, delegato alla cultura del Comune di Magione che prosegue: «un atto che lascia ancora più amareggiati perché erano già stati avviati contatti con privati interessati a finanziarne il restauro».
La storia Sulla vicenda interviene anche Ermanno Gambini, Università degli Studi di Perugia – progetto Atlante linguistico dei laghi italiani (Alli), a cui è affidata la consulenza scientifica del Museo della Pesca. « La perdita di questa ultima imbarcazione tradizionale dei pescatori del Trasimeno – fa sapere Gambini ripercorrendone la storia – legata alla pesca con la rete a strascico, detta gorro, priva il Museo della pesca e del Lago Trasimeno di San Feliciano di un reperto di grande importanza. Il barchetto nel Medioevo fu utilizzato anche come barca di appoggio nella pesca dei tori. Il suo nome era navigiolo. La fine di questa grande pesca del lago, avvenuta in corrispondenza con l’enorme piena del lago di fine Cinquecento, che culminò nell’anno 1602, segna la fine di un’epoca, ma non di questa barca di stazza intermedia, molto sicura e manovrabile, che era utilizzata anche dalle guardie del lago perché con essa si poteva attraversare il lago in ogni stagione. La pesca del gorro fu abbandonata intorno alla metà degli anni Trenta del secolo scorso. L’uso successivo di questo barchetto è legato al trasporto di persone da e per Isola Polvese con l’inserimento di una cabina per proteggere i viaggiatori». «Oggi San Feliciano – conclude – perde non una vecchia imbarcazione da museo, ma l’ultimo testimone di una storia lunghissima che è legata ai suoi pescatori e alla grande tradizione peschereccia del Trasimeno».
