di Ivano Porfiri

E’ la mafia dei conti correnti, dei subentri nei capitali delle aziende in crisi, quella che si infiltra in Umbria come in quasi tutte le regioni del Centro Nord. La relazione semestrale di 276 pagine della Direzione investigativa antimafia, presentata nei giorni scorsi al Parlamento, fotografa la situazione analizzando i dati del primo semestre 2015.

Mafia e zona grigia Alla luce delle inchieste delle procure e dell’osservazione sul campo da parte degli organi di polizia, le cosche non sembrano affatto vivere un momento di crisi. Anzi, penetrano sempre più a fondo nelle carni della società, alleandosi con «le devianze» dell’apparato dello Stato. E, se la testa delle organizzazioni resta nelle regioni d’origine Sicilia, Calabria, Campania e Puglia, le mafie «controllano e dirigono, secondo un disegno unitario, molteplici business criminali sempre più interdipendenti» intessendo «profonde relazioni con la zona grigia». La mafia 2.0 sempre di più «affonda le radici anche nei gangli più nascosti della pubblica amministrazione e dell’imprenditoria, con un intreccio profondo tra mafia e corruzione che impone, a tutti i livelli istituzionali e della società civile, un impegno sempre maggiore».

Umbria: ‘ndrangheta e camorra In Umbria la relazione della Dia ripercorre le ultime operazioni per fare il punto sulle infiltrazioni. Quelle della ‘ndrangheta sono state al centro dell’operazione ‘Trolley-sottotraccia’, naturale prosecuzione dell’operazione ‘Quarto passo’ «confermando – si legge nelle carte della Dia – le proiezioni e gli interessi della cosca ciroana dei ‘Farao-Marincola’ nel territorio». Per ciò che riguarda la camorra «la favorevole collocazione geografica dell’Umbria ed un’economia caratterizzata da piccole realtà produttive fortemente esposte alle dinamiche di mercato – scrive la Dia – sono da annoverare tra i fattori che hanno facilitato l’insediamento, specie nella provincia perugina, dei casalesi e dei Fabbrocino». La Dia fa notare, poi, come «la presenza delle case di reclusione di massima sicurezza di Spoleto e Terni può essere considerata una delle concause che hanno determinato lo stabilizzarsi di soggetti collegati ai diversi gruppi criminali».

Riciclaggio e corruzione Un tema su cui la Dia concentra in modo particolare la sua attenzione è quello del riciclaggio di denaro attraverso l’accordo con il Nucleo di polizia valutaria della guardia di finanza. Nei primi sei mesi del 2015, la Banca d’Italia ha inviato oltre 40 mila “comunicazioni” e dai controlli sono scaturite 132 mila operazioni sospette: bonifici, versamenti e prelievi in contanti, prelievi allo sportello, bonifici esteri. In Umbria sono state segnalate 1.368 operazioni sospette. La Dia ha intensificato anche i controlli sugli appalti pubblici, eseguendo in Umbria un controllo su 3 imprese con 9 mezzi e 7 persone fisiche.

La criminalità straniera Le mafie tuttavia, non sono solo quelle di casa nostra, con alcuni gruppi criminali stranieri che vanno imponendosi. Riguardo i reati associativi commessi da cittadini stranieri, l’Umbria può vantare il primato per quelli commessi da cittadini nordafricani con 91 segnalazioni all’autorità giudiziaria nel primo semestre 2015 (secondo il Trentino con 88, terza la Lombardia con 81. A seguire i 40 commessi da albanesi, i 30 di nigeriani e gli 8 da rumeni. Sulla criminalità nordafricana, la relazione sottolinea come «non emergono ancora elementi tali che possano far ipotizzare la presenza di vere e proprie associazioni criminali che operano in forma strutturata» e che «le attività delinquenziali immediatamente riconducibili a questi gruppi criminali spaziano dallo sfruttamento della prostituzione al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e alla tratta degli esseri umani, con una particolare propensione per il traffico e lo spaccio di sostanze stupefacenti».

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