Il sostituto procuratore antimafia Antonella Duchini

di Ivano Porfiri

«La presenza della mafia in Umbria non è per nulla episodica, come sento spesso dire. Anzi, assistiamo a una progressiva mafizzazione del territorio umbro». Ha scosso le pareti di una gremita Sala dei Notari, il sostituto procuratore antimafia di Perugia, Antonella Duchini. Un intervento duro e senza retorica, da chi conduce tutti i giorni indagini sulle infiltrazioni criminali. Occasione è stata la manifestazione pubblica organizzata dal Consiglio regionale dell’Umbria in occasione della «XVI Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie», durante la quale è stato presentato il «Rapporto sulle infiltrazioni criminali e mafiose in Umbria».

Denunciate! «Denunciate, denunciate, non deve passare inosservata una virgola di soprusi nei concorsi pubblici, negli appalti». Ha parlato direttamente ai giovani che affollavano la Sala dei Notari il sostituto procuratore Duchini. Ha detto loro che «l’Umbria non è un’isola felice, non lo è più da anni anche se vi dicono il contrario». Brividi hanno scosso la platea quando ha citato Falcone e Borsellino, ma ai ragazzi e alle ragazze delle scuole superiori il pm ha detto che «le vittime della mafia non sono solo coloro che sono stati uccisi, siamo tutti noi, siete vittime di mafia giorno dopo giorno: quando non vincete un concorso perché qualcuno viene favorito, quando non vi aggiudicate un appalto perché è stata pagata una mazzetta». E sull’applauso conseguente ha sottolineato come «produce un po’ di amarezza che si debba battere le mani per una tale banalità».

Tratta degli esseri umani Duchini, come altri relatori prima di lei, ha spiegato come la presenza mafiosa non si limiti al controllo militare del territorio, come avviene nelle regioni del Sud e come le mafie non siano solo Cosa Nostra, la ‘ndrangheta e la camorra. «Ci sono i clan albanesi che gestiscono la prostituzione, la mafia cinese, quella colombiana che traffica stupefacenti». In Umbria, per il pm antimafia, destano allarme due fenomeni: «Il primo – ha detto – è che siamo destinazione finale della tratta degli esseri umani: le organizzazioni portano in territori “non a rischio” come il nostro persone per sfruttarle, ad esempio nella prostituzione di strada e non solo».

Il tavolo dei relatori

La mafia si fa Stato Il secondo, ha poi spiegato, è «l’infiltrazione economica: parlo dell’impiego diretto o tramite soggetti apparentemente leciti di beni di organizzazioni mafiose con una progressiva mafizzazione del territorio». Fenomeno che vede nell’edilizia e nel commercio gli sbocchi principali. «La creazione selvaggia di società di comodo non avviene solo nei paradisi fiscali, ma anche in Italia tramite documenti falsi e prestanome». Questo perché «la mafia non ha più bisogno di farsi Antistato: dato che ha accumulato capitali ingentissimi ha ora bisogno di infiltrarsi, di “essere” Stato».

Il «covo freddo» La definizione di Umbria come «covo freddo» della criminalità organizzata viene mutuata da Libera Informazione, che ha redatto la Relazione presentata insieme a Legambiente, Sos Impresa, Cittadinanzattiva e mente glocale, da un’intervista dell’attuale procuratore capo di Terni, Fausto Cardella, che nel 1994 definì l’Umbria «base fredda» della criminalità. La Relazione (SCARICALA QUI IN VERSIONE PDF) mette insieme tutti i rapporti, da quelli dei servizi segreti a quello sulle ecomafie di Legambiente, da quello sulle famiglie mafiose presenti in Umbria a un focus sugli affari dei clan. Con tanto di interviste ai procuratori Cardella e Giacomo Fumu (a capo della procura di Perugia).

Infiltrazioni vaste e ramificate Alla base della Relazione anche il lavoro della commissione sulle infiltrazioni mafiose del Consiglio regionale umbro. Alla Sala dei Notari sono intervenuti sia il presidente di quella che ha concluso il suo lavoro con la precedente legislatura, Fabrizio Bracco, sia quello attuale Paolo Brutti, il quale ha fatto un lungo excursus sulle vittime di mafia per poi annunciare che «entro l’estate la commissione presenterà un rapporto al Consiglio regionale: non posso anticiparne i contenuti ma posso assicurare che ne emerge come il fenomeno delle infiltrazioni in Umbria sia vasto e ramificato con acquisizioni di aree fabbricabili, complessi edilizi, attività commerciali e specie in tempi di crisi si vede come i venditori siano assai spesso poco “curiosi” di sapere chi sia il vero compratore».

Attenzione agli appalti «Le dichiarazioni, esplicite e senza mezzi termini, del sostituto procuratore antimafia, Antonella Duchini impongono alle istituzioni regionali la massima attenzione». Lo sostiene l’assessore regionale, Stefano Vinti per il quale la denuncia del magistrato «sottolinea la necessità per tutti i soggetti istituzionali e della società civile di fare la propria parte contro un fenomeno, quello delle mafie, fino a qualche anno fa pressoché sconosciuto al tessuto sociale e produttivo dell’Umbria. Da ciò emerge la necessità di porre massima attenzione all’iter dell’applicazione della legge regionale 3/2010 in merito agli appalti pubblici. Le infiltrazioni criminali nel settore delle costruzioni in Umbria – conclude Vinti – ci impongono l’attuazione di norme in grado di sventare e debellare questo ‘cancro’ dal nostro tessuto produttivo».

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